Carlos Ghosn si difende e respinge tutte le accuse

Carlos Ghosn respinge tutte le accuse durante la sua prima apparizione pubblica dopo l'arresto del 19 novembre.

Carlos Ghosn respinge le accuse

La durezza del regime carcerario giapponese, tra i più severi al mondo, non sembra aver scalfito le convinzioni dell'ex CEO Nissan Carlos Ghosn che continua a proclamare la sua innocenza anche nella sua prima uscita pubblica dopo l'arresto del 19 novembre. “Sono stato accusato indebitamente e e detenuto ingiustamente”. Parole pronunciate durante l' udienza preliminare svoltasi questa mattina alla Corte distrettuale di Tokyo.

Il giudice doveva formalizzare lo stato di fermo per il rischio di un occultamento delle prove e la possibilità di fuga dal Giappone. Per Ghosn le accuse restano quelle di non aver dichiarato compensi per un totale di 9 miliardi di yen, circa 80 milioni di dollari tra il 2010 e il 2017, oltre alla contestazione di una serie di illeciti finanziari, tra cui il trasferimento di circa 15 milioni di dollari ad una succursale saudita tra il 2009 e il 2012. Il 31 dicembre la corte distrettuale aveva approvato la richiesta del pubblico ministero di allungare il fermo fino all'11 gennaio e proprio in data l'accusa dovrà decidere se formalizzare una seconda incriminazione per abuso di fiducia.

Il sistema penale giapponese prevede che il fermo di polizia può durare fino a 23 giorni, prorogabili con l’elevazione di altre accuse. Cosa che è avvenuta puntualmente secondo la prassi utilizzata dagli inquirenti giapponesi, soliti a strappare una confessione all’indagato prorogando il fermo di polizia, che implica continui interrogatori senza la presenza degli avvocati difensori.

Visibilmente dimagrito, il manager 64enne è passato al contrattacco con un intervento di difesa che non lascia spazio agli accusatori. “Ho sempre agito con onorabilità, nella legalità e nella consapevolezza del consenso alle mie azioni all'interno dell'azienda. Nella mia lunga carriera non sono mai stato accusato di comportamenti scorretti o legalmente dubbi, e accade ora. Le contestazioni che mi sono state mosse sono sbagliate e io sono stato detenuto ingiustamente, senza responsabilità e sulla base di prove non circostanziate”

Durissimo Ghosn, tanto nei confronti del castello accusatorio quanto verso il percorso che ha portato al suo arresto, inevitabilmente legato alle dinamiche interne alla sua azienda. Con un accenno chiaro alla gratitudine che è mancata. “Abbiamo trasformato Nissan dalla compagnia che era nel 1999 con 18,5 miliardi di dollari di debiti a quella che alla fine del 2006 aveva disponibilità finanziarie per 16.6 miliardi di dollari, facendo salire da 2,5 milioni a 5,8 milioni di vetture vendute nel 2016, e con profitto”.

Il bilancio è chiaro. “ Questi risultati, raggiunti con la collaborazione e il lavoro dei dipendenti Nissan in tutto il mondo, sono la più grande gioia della mia vita accanto alla mia famiglia. Ho un amore vero per questa compagnia, ho agito con il solo scopo di rimetterla al posto che le spettava tra le aziende più rispettate del Giappone”. Puntuale anche la risposta alle contestazioni riguardo i conferimenti di denaro alla Khaled Juffali Corporation, giustificati come pienamente strumentali alla attività della sua azienda in Saudi Arabia. “ Ha procurato servizi tangibili e collaborazione strategica che continuano a garantire benefici sostanziali a Nissan”.

Carlos Ghosn punta decisamente a sciogliere i nodi politici che hanno portato al suo arresto, prima che quelli giudiziari. “Non ho nessuna intenzione di fuggire dal Giappone “. Dunque, per il nuovo management Nissan si apre ora una questione che va oltre la successione. Si tratterà di convivere con un procedimento che metterà l'ex leader in condizioni di difendersi, di giustificare le posizioni che lo hanno portato a creare l'alleanza Renault-Nissan e dunque costringere i più critici al suo interno ad uscire allo scoperto. Con le inevitabili ricadute per un Gruppo che ha inventato nuove metodologie di collaborazione e sinergia.

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