Mary Barra (GM) sotto il fuoco dei senatori USA. No alle chiusure delle fabbriche.

Mary Barra

Mary Barra, la potente numero uno di General Motors, è sotto il fuoco incrociato dei senatori eletti negli stati che ospitano gli stabilimenti produttivi del gruppo destinati alla chiusura. Senza distinzione di area politica: esponenti democratici e repubblicani stanno facendo pressione sulla CEO di GM affinché si trovino soluzioni per mantenere operativi i 5 impianti destinati ad essere chiusi nel corso del 2019, decisione che causerebbe circa 14.700 esuberi tra operai e impiegati.

Avevamo anticipato la decisione di General Motors in un articolo della scorsa settimana. Gli stabilimenti destinati a cessare le attività sono quelli di Detroit/Hamtramck, Lordstown (Ohio), Warren (Michigan) e Baltimora. Oltre a quello canadese di Oshawa, in Ontario. Alla base di una decisione così drastica c'è la riorganizzazione dei modelli in gamma, con l'uscita di scena di auto ormai obsolete o poco vendute come le Chevrolet Cruze e Impala, la Cadillac XTS e - curiosamente - anche l'ibrido plug-in Chevrolet Volt.

Mercoledì 5 dicembre Mary Barra ha incontrato a Capitol Hill i senatori degli stati su cui sorgono gli stabilmenti statunitensi da chiudere: Michigan, Ohio e Maryland. A loro, l'amministratore delegato di General Motors ha spiegato che l'azienda è impegnata nella ricerca di opportunità di trasferimento e di riqualificazione per almeno una parte dei lavoratori coinvolti.

Incontrando i giornalisti al termine degli incontri avuti a Washington, la Barra ha dichiarato: ""Ho ribadito a tutti i senatori che ho incontrato questa settimana - di Michigan, Ohio e Maryland - che molti dei dipendenti delle fabbriche colpite avranno l'opportunità di lavorare in altre fabbriche GM statunitensi, e che ci impegniamo a lavorare per minimizzare l'impatto sulle comunità ". La Barra ha poi aggiuto "Li ho anche informati che a tutti gli operai GM colpiti da queste chiusure vengono offerti servizi di outplacement, per aiutarli a trovare nuovi posti di lavoro".

Tutto questo non è bastato a placare le proteste dei senatori interessati, che hanno rinfacciato alla numero uno di General Motors l'aver goduto di sostanziosi aiuti multimilionari messi a dispozione dal governo federale in occasione della grave crisi del gruppo, dieci anni fa. La Barra ha evitato di rispondere a queste contestazioni, cercando di spostare l'attenzione sul sostegno offerto ai dipendenti da ricollocare e sulla necessità di rafforzare il gruppo in un periodo di possibili turbolenze, anche a tutela dei 90.000 dipendenti. Un riferimento ad una probabile recessione statunitense nel 2019?

Alcuni dei senatori che hanno incontrato Mary Barra hanno dichiarato di lavorare a stretto contatto con le autorità federali, inclusi il Presidente Trump e il Segretario del Lavoro Alexander Acosta, per attirare nuova produzione negli impianti americani. La recente legge fiscale, che ha abbassato al 21% la tassazione sulle aziende, rende le imprese attive sul suolo degli Stati Uniti più competitive. Da qui l'idea di riportare dentro i confini nazionali alcune produzioni delocalizzate all'estero, come - ad esempio - quella del Chevrolet Blazer SUV attualmente prodotto in Messico. Basterà per placare gli aninmi e riassorbiere almeno una parte dei 14.700 lavoratori sul piede di guerra?

 

 

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