Tesla: Elon Musk accusato di frode dalla SEC

La Securities and Exchange Commission ha accusato formalmente il fondatore di Tesla di frode, la cifra di 420 dollari per azione scelta in onore della Marijuana.


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Si mettono molto male le cose per Elon Musk e la sua casa automobilistica Tesla, un tempo famosa per le auto elettriche e oggi forse ancor di più per le poco felici uscite del suo CEO su Twitter: la Securities and Exchange Commission americana ha accusato formalmente l'imprenditore di frode.

Tutto nasce da quel tweet pubblicato da Musk tra mezzogiorno e l'una del 7 agosto, a mercati finanziari aperti: "Sto pensando di rendere Tesla privata a 420 dollari per azione. Finanziamenti garantiti".


Un tweet che causò non poche ripercussioni in borsa perché la cifra di 420 dollari che Musk garantiva a chiunque avesse voluto cedere le sue azioni Tesla era ben più alta della chiusura del titolo a Wall Street del giorno prima.


Immediatamente la SEC aprì una indagine sull'accaduto e ieri è arrivata la conferma ufficiale: l'ente federale accusa Musk di frode, azione civile 1:18-cv-8865.

Il 7 agosto 2018, Musk ha twittato ai suoi 22 milioni di follower su Twitter che poteva ritirare dalla borsa Tesla a $ 420 per azione (un sostanziale premio al suo prezzo di negoziazione all'epoca), che i finanziamenti per la transazione erano stati garantiti e che l'unica incertezza residua era un voto degli azionisti. La denuncia della SEC afferma che, in realtà, Musk non aveva discusso i termini specifici dell'accordo con potenziali partner finanziari, e presumibilmente sapeva che la potenziale transazione era incerta e soggetta a numerosi eventi contingenti. Secondo il reclamo della SEC, i tweet di Musk hanno causato un aumento del prezzo delle azioni di Tesla di oltre il 6% il 7 agosto e hanno causato notevoli sbalzi del mercato.

Musk, insomma, secondo la SEC si sarebbe inventato tutto: non aveva discusso con nessuno della possibilità di ricomprare Tesla, né con i suoi dirigenti (che rappresentano anche gli interessi degli altri azionisti, visto che Musk non possiede la maggioranza delle azioni di Tesla), né con i potenziali finanziatori dell'operazione.

Ma c'è anche altro: la cifra di 420 dollari per azione in realtà doveva essere pari a 419 dollari. Cioè il 20% in più dell'ultima chiusura del titolo. Ma Musk ha (non "avrebbe", ha) arrotondato a 420 perché è il "numero della marijuana".

Nella cultura giovanile americana, infatti, il 420 è associato da alcuni anni al consumo di cannabis e Musk, secondo la SEC

ha dichiarato di aver arrotondato il prezzo fino a $ 420 perché recentemente aveva appreso il significato del numero nella cultura della marijuana e pensava che la sua ragazza "lo trovasse divertente, il che, ammettiamolo, non è un ottimo motivo per scegliere un prezzo".

Che Musk fosse un promotore della legalizzazione della Marijuana era già noto. Lo stesso Musk esattamente un mese dopo il tweet sul delisting di Tesla aveva fumato in diretta, ospite di una trasmissione radiofonica con tanto di video in streaming.

La cosa, abbinata alle dimissioni di due manager dell'azienda infastiditi dall'eccessiva esposizione mediatica di Musk, causò un crollo del 7% delle azioni Tesla a Wall Street.

Le conseguenze del pronunciamento della SEC potrebbero essere pesantissime per Musk. La Commissione potrebbe infatti comminargli una multa e costringerlo a ripagare gli azionisti per il denaro perso in borsa a causa dei suoi comportamenti poco ortodossi e delle sue dichiarazioni pubbliche.

Inoltre, sempre la SEC potrebbe richiedere un pronunciamento del Tribunale per rimuovere Musk dalla carica di CEO di Tesla come misura di tutela per gli altri azionisti dell'azienda.

Tutto questo mentre Tesla non si trova in una situazione positiva né dal punto di vista finanziario né da quello industriale.

Tesla, infatti, da quando è nata nel 2003 non ha mai fatto utili: gli investitori hanno creduto nel progetto di Musk di creare una casa automobilistica che producesse solo auto elettriche, finanziando tutto da zero. Dalla costruzione delle fabbriche allo sviluppo dei modelli.

Oggi Tesla ha oltre 10 miliardi di dollari di debiti e non ha ancora chiuso un bilancio che non fosse in rosso.

Dal punto di vista industriale, invece, dopo aver risolto il "Production Hell" della Model 3 (cioè proprio l'auto elettrica di massa e a basso costo, che dovrebbe finalmente portare Tesla in attivo), ora Musk deve affrontare il "Logistic Hell" delle consegne di migliaia di Model 3 ai rispettivi clienti.

Clienti che iniziano a lamentarsi:


Mentre Musk, candidamente, ammette: "Ci scusiamo, stiamo aggiornando il nostro sistema logistico, ma siamo in una estrema carenza di rimorchi. Abbiamo iniziato a costruire i nostri rimorchi proprio questo fine settimana per alleviare il carico".

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