Chilometri scalati, la truffa che flagella il mercato delle auto usate. Come funziona e come difendersi.

9,6 miliardi di euro l'anno. Questo sè il valore economico della truffa dei chilometri scalati sulle auto usate. Vediamo cos'è e come difendersi.

Quella dei chilometri scalati è una vera e propria piaga che affligge il mercato delle auto usate. E non è un fenomeno solo italiano, tanto da avere attirato l'attenzione del parlamento europeo, che ha voluto indagare la faccenda attraverso lo studio "Odometer manipulationin motor vehicles in the EU - January 2018".

Quello che emerge dallo studio europeo ha dell'incredibile: la manomissione dei contachilometri interessa quasi il 50% delle vetture usate in commercio. Una pratica illegale che frutta 9,6 miliardi di euro l'anno - dei quali 2 in Italia e 6 in Germania -  e che è all'origine di una serie di distorsioni del mercato.

Una truffa che penalizza consumatori finali, concessionarie, aziende costruttrici, società di noleggio e compagnie assicurative, impattando sulla sicurezza dei veicoli usati circolanti.

Come funziona la truffa dei chilometri scalati?


All'origine della manomissione del contachilometri di un'auto usata c'è un'unica motivazione: ringiovanire la vettura aumentandone indebitamente il valore. In questo modo il venditore (commercianti ma anche privati disonesti) avrà più possibilità di rivendere l'auto, e lo farà ad un prezzo più alto rispetto al suo reale valore.

Facciamo un esempio: prendiamo un’auto diffusa come una Fiat Panda 1.2 benzina di cinque anni – dunque immatricolata nel 2013 – con una percorrenza di circa 50.000 chilometri. Facendo una veloce ricerca sul sito Autoscout24, un'auto del genere ha un valore medio di circa 6.900 euro.

Poniamo invece che la stessa auto abbia percorso il doppio dei chilometri, quindi circa 100.000. Sempre facendo una media degli annunci pubblicati su Autoscout24, con una percorrenza del genere l’auto varrebbe circa 5.700 euro. Quindi 1.200 euro in meno.

Un venditore disonesto può recuperare quei 1.200 euro attraverso una truffa, che per essere messa in atto ha bisogno di un tecnico in possesso della necessaria apparecchiatura (un software installato su un PC dotato di presa OBD), di una ventina di minuti di tempo e di una spesa che non arriva a 100 euro. Un'occasione troppo ghiotta per persone con pochi scrupoli.

Come fare per capire se i chilometri sono stati scalati?


Scoprire se il contachilometri di un'auto usata è stato alterato non è un'operazione semplice, soprattutto se il lavoro è stato fatto "a mestiere" e se i dati sono stati modificati su tutte le centraline della vettura. E non sempre è possibile interpellare il vecchio proprietario: spesso la legge sulla privacy impedisce di accedere ad informazioni come la percorrenza chilometrica, soprattutto quando la vettura è passata di mano da una società ad un'altra.

Un buon modo per capire se i chilometri sono reali è quello di verificare se la manutenzione effettuata sull'auto è coerente con la percorrenza. Il libretto di uso e manutenzione dovrebbe essere sempre presente e contenere almeno una parte dei timbri e della descrizione degli interventi fatti. Possono andar bene anche le fatture, purché contengano la descrizione degli interventi che devono coincidere con quelli prescritti dal Costruttore. Se non c'è traccia della manutenzione è un brutto segnale.

Di recente, poi, il Portale dell'Automobilista ha dedicato una sezione alla verifica dell'ultima revisione effettuata su ogni autovettura. Inserendo la targa di autovettura è possibile verificare il chilometraggio registrato in occasione dell'ultima revisione sostenuta, con la relativa data. Un buon deterrente, anche se non è una certificazione dal momento che - in passato - molti operatori delle revisioni non hanno inserito le percorrenze.

Come dicevamo, non sempre la lettura dei dati contenuti nella centralina dell'auto in questione riesce a determinare se il chilometri dichiarati siano reali. Ultimamente - però - sono stati lanciati sul mercato dispositivi in grado di "interrogare" tutte le varie centraline elettroniche presenti in una vettura, anche quelle meno conosciute, dove possono annidarsi informazioni preziose. E' il caso di "Diogene", uno strumento realizzato da Evolvea in grado di cercare le informazioni "con il lanternino". Proprio come il filosofo greco.

Cosa fare in caso di truffa?


Ma cosa succede se si ha il sospetto di avere acquistato un'auto con i chilomtri scalati? E' possibile far valere i propri diritti contestando al venditore un difetto di conformità grave. Se la differenza è al di sotto dei 50.000 chilometri, è possibile chiedere un risarcimento (o riduzione del prezzo d'acquisto) ai sensi dell’articolo 129 Codice del Consumo. Se la differenza è maggiore, invece, è possibile esigere la risoluzione del contratto, come disposto dall’articolo 130 del CdC.

La contestazione deve partire entro 60 giorni dalla scoperta del difetto ed entro l’ultimo giorno del periodo di garanzia legale (24 o 12 mesi, dipende dall'accordo sottoscritto con il contratto d'acquisto). Se non è possibile raggiungere un accordo con il venditore si può passare alle vie legali e, eventualmente, ad una denuncia penale per truffa.

Scritto da Andrea Tartaglia

 

 

 

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 89 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail