Genova, ponte crollato: tra le cause possibili c'è "l'affaticamento" della struttura

L'opinione di urbanisti e ingegneri strutturisti.

Questa mattina, su Rainews 24, ai microfoni del direttore Antonio Di Bella, sono intervenuti due ingegneri per discutere delle possibili cause del crollo del ponte Morandi a Genova, avvenuto ieri.

Alessandro Bianchi, urbanista che è stato allievo di Riccardo Morandi, il creatore del ponte, ha commentato:

"Morandi è stato uno dei più grandi ingegneri strutturisti del mondo, da ieri, per come se ne parla, sembra che non fosse capace, ma non è così. Farei un attimo di meditazione in più. Non credo che si sia capita la casa primaria di questo crollo. Certo, non essendoci stato un elemento esogeno, proveniente dall'esterno, possiamo pensare a qualcosa che dipenda dall'interno. Ho sentito parlare di affaticamento: questa struttura è stata pensata per un traffico dieci volte inferiore rispetto a quella a cui era sottoposta adesso. Mi chiedo se è stata sottoposta a un monitoraggio continuo com'è che non ci siano state avvisaglie"

D'accordo con lui anche l'altro ospite, Massimo Mariani, tra i componenti del Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), che ha spiegato:

"Il ponte è come una bilancia che ha continuato a oscillare per anni e la teoria dell'affaticamento è plausibile, anche senza preavviso, perché è un fenomeno che avviene anche nella metallurgia: ci sono collassi per fatica. Queste opere vanno monitorate in maniera diversa dalle altre. Qui non è solo un problema di degrado. Questo tipo di opere vanno tenute sotto controllo in maniera specifica e privilegiata"

Sempre Mariani ieri ad Adnkros aveva detto:

"A Genova si è verificato il crollo strutturale di un pilone, un'eventualità assolutamente imprevedibile. Per capire cosa è successo bisogna ricordarsi che è un ponte degli anni Sessanta che, nel tempo, è stato sottoposto a tante sollecitazioni. Queste strutture ardite, opere importanti di ingegneria, hanno bisogno di un'attenzione continua. Quanto accaduto non è certo dovuto a un difetto di origine, ma a quello che in gergo tecnico si chiama 'rottura di fatica'. L'opera di manutenzione deve essere programmata, deve essere fatta con un piano a lunga scadenza. Forse non paga dal punto di vista politico, ma occorre controllare queste opere: in Italia abbiamo circa 61 mila ponti e questi controlli vanno fatti"

Repubblica riporta invece l'opinione di Antonio Occhiuzzi, direttore dell'Istituto di tecnologia delle costruzioni del Consiglio nazionale delle ricerche, secondo il quale:

"Gli stralli in calcestruzzo armato precompresso, realizzati anche per altri viadotti analoghi (sul lago di Maracaibo in Venezuela, ma anche in Basilicata, per esempio), hanno mostrato una durabilità relativamente ridotta. E la statica di un ponte di questo tipo dipende fondamentalmente dal comportamento e dallo 'stato di salute' degli stralli. Nel caso in questione, in particolare, una parte degli stralli è stata oggetto di un importante e chiaramente visibile intervento di rinforzo, ma il tratto crollato è un altro. È necessario capire perché, in presenza di elementi che hanno indotto a rinforzare alcuni stralli, non siano state operate le medesime cure sugli altri, gemelli e coevi"

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