Formula 1, GP Ungheria 2018: il commento della gara

Il nostro punto di vista sulla gara dell'Hungaroring, dodicesimo appuntamento del Mondiale di Formula 1 2018.

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Circuito tortuoso, stretto, temperature altissime. Sembra già delineato il naufragio delle frecce d’argento, annunciata tacitamente la doppietta Ferrari sia per riscattare il flop di Hockenheimring sia per omaggiare la prematura scomparsa di Sergio Marchionne.

Difatti si parte al venerdì con Ferrari e Red Bull che danzano tra cordoli ed asfalto rovente. Sabato FP3, le Mercedes alzano la pressione del turbo e scalzano le Red Bull ma in Ferrari nessuno se ne preoccupa. Q1 tutto gira come un orologio. Arriva la pioggia in Q2. Inizia la roulette russa. Vettel e Ferrari perfetti in pista ed al muretto nell’interpretare le condizioni della pista e delle gomme. Imprendibili. 2 secondi a tutti. Q3, si fa sul serio, si decide la posizione di partenza, fondamentale nel toboga ungherese. Già che c’è, anche Giove Pluvio aumenta la performance ed allaga la pista.

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Si scruta il cielo ed il quantitativo di acqua in pista, Sainz e le due Toro Rosso mostrano tutto il loro coraggio, piazzandosi nella top ten. Ferrari e Mercedes si studiano, si braccano, si fiutano, la caccia alla pole si concluderà a tempo scaduto. La velocità e la sicurezza della Rossa si sciolgono nell’acqua. Vettel sembra fin troppo prudente, forse i fantasmi del Motodrom sono ancora nella sua testa, Kimi lo metterà dietro. Hamilton invece fa ciò che gli riesce meglio, ossia attacca a testa bassa, aiutato dal suo immenso talento nel giro secco e da una Mercedes che scioglie le gomme in gara ma le scalda perfettamente per un giro di qualifica sotto il diluvio. Doppietta Mercedes. Seconda fila Ferrari.

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Domenica sole cocente, tribune gremite. Tutti attendono la rimonta di Vettel, ci sono 60 gradi sull’asfalto, la Ferrari è dolce sulle Pirelli, tant’è che sarà l’unico a partire con le Soft, braccherà Hamilton fino al pitstop e poi sarà una passeggiata fino al traguardo. Gara soporifera, Hamilton fa ciò che vuole fino al primo pitstop, Vettel è fermo dietro un muro chiamato Bottas. Le frecce d’argento si fermano per il cambio gomme, Seb è davanti e può finalmente tirare ma qualcosa non funziona. Seb e Ham viaggiano a 14 secondi di distacco per molti giri, la velocità delle Rosse pare evaporata, inoltre il tedesco è meno incisivo e fortunato nei doppiaggi rispetto all’inglese. Allunga il suo stint all’infinito nella speranza di una VSC, di un errore di Hamilton o di un colpo di fortuna, il distacco non è sufficiente per pittare e rientrare davanti a Lewis.

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Le due speranze non si paleseranno ma la fortuna, quella di Hamilton, arriverà puntuale. Difatti una pistola per il serraggio punterà, facendogli perdere tempo, posizioni e la gara. Hamilton ha già vinto. Seb rientra dietro Bottas che lo rallenta all’inverosimile. Rientrerà in lotta per il podio anche Kimi, nonostante due pitstop, uno dei quali lentissimo per un detrito finito nel disco della sua Ferrari. Seb le prova tutte ma Bottas sul dritto è imprendibile, gli va via come una fionda, esce troppo più forte dall’ultimo tornante avendo il flusso d’aria pulito sulla sua ala anteriore.

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Tutto l’autodromo si sveglia a 5 giri dal termine. Vettel umilia Bottas con un sorpasso d’altri tempi, col finlandese che perde dignità e pezzi della sua ala anteriore. Anche Ricciardo, che partiva dodicesimo, fiuta Valtteri in difficoltà, lo raggiunge e non si fa problemi a sorpassarlo. Anche Bottas non si fa problemi a dargli una ruotata, tutto da rifare, posizioni immutate. Daniel dal suo canto, sempre più isolato in Red Bull, non è consapevole che a Budapest è praticamente impossibile sorpassare, difatti si inventa un sorpasso su Magnussen ad inizio gara incredibile, roba da Polistil corsia esterna e conclude una gara di rimonta al quarto posto col sorpasso su Bottas all’ultimo giro.
Sesto Gasly, bravissimo e concreto, poi Magnussen, Alonso, Sainz, Grosjean oramai ombra di se stesso e di Kevin, mentre Hartley torna alle sue opache prestazioni dopo una qualifica sorprendente.

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Hamilton non spreca nulla, gestisce la gara e le gomme da campione qual’è, ha ereditato lo stato di grazia di Vettel d’inizio campionato, tant’è che non si è mai lamentato alla radio durante la gara. Seb al contrario non riesce a concretizzare, a capitalizzare. C’è sempre una macchia, un’ombra che lo priva di un risultato pari alla sua velocità in pista. Qualcosa si è inceppato a livello umano, anche al muretto. Un vero peccato, La Ferrari vola, fa paura a tutti, tant’è che si è alimentata una caccia alla streghe tra benzine, batterie e olii vietati. Insomma, è il team da battere. La pausa estiva porterà giovamento e la prossima battaglia sarà a Spa, pista vera.

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