Jaguar: con la Brexit a rischio investimenti e posti di lavoro

Jaguar annuncia che senza accordo commerciale tra Londra e Bruxelles si rischieranno miliardi d'investimenti e migliaia di posti di lavoro.

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Jaguar si schiera contro la Brexit. Qualcuno ricorda quali fossero le “keyword” più ricercate su Google il giorno dopo il referendum britannico sulla “Brexit”, proprio in terra inglese? Vere e proprie domande, forse giunte con un "pizzico" di ritardo dal tipo: “cosa vuol dire uscire dall’UE?” oppure - “cosa succede ora che siamo usciti dall’UE?”. Ebbene, qualche risposta è iniziata a trapelare con i primi incontri tra governo britannico ed Unione Europea, tavoli più o meno rotondi sui quali si sta cercando di scrivere le regole per dar seguito all’espressione data dai cittadini della Regina: uscire dall’Unione.

Ma a parte il conto decisamente salato che dovrà sborsare Londra, sono molteplici le problematiche che il governo inglese dovrà affrontare, a cominciare dalla fuga, più o meno annunciata, di una miriade di colossi economici dal domicilio britannico prossimo ormai alla scadenza. Capitali che non sorprenderebbe veder uscire da un’Inghilterra fuori dall’Unione, in quanto “stranieri”. Ma cosa succederebbe se a minacciare, non una vera e propria fuga magari, ma quantomeno un congruo ridimensionamento commerciale - fosse la più grande casa automobilistica del Regno Unito?

Parliamo di Jaguar, probabilmente tra gli ultimi simboli inglesi noti ai quattro angoli del globo. Dai vertici della casa del giaguaro sono quindi arrivati segnali poco incoraggianti sull'epilogo di questa storia, come la minaccia di tagliare gli investimenti per miliardi di Sterline e con essi, va da sé, dicendo addio a migliaia di posti di lavoro. Conseguenze non della Brexit sia chiaro, per quella i vertici Jaguar sono probabilmente già passati alla fase della rassegnazione, piuttosto il frutto di un eventuale accordo commerciale “molto più che al ribasso” tra governo inglese ed Unione Europea.

A parlare è stato lo stesso Direttore Generale Ralf Speth, che ha chiarito come “testa e cuore” siano ben saldi in terra inglese, chiedendosi però quali sbocchi possa avere l’azienda con un accordo di uscita poco conveniente. Un accordo fallimentare avrebbe di fatto un costo reale e già calcolato per il gruppo Jaguar e Land Rover - di almeno 1,2 miliardi Sterline, solo per la parte relativa ai dazi doganali. Un prezzo che costringerebbe l’azienda a chiudere gli stabilimenti UK, tagliando così la bellezza di 40 mila dipendenti e dovendo rivedere il piano d’investimenti dei prossimi 5 anni, uno scherzo da oltre 80 miliardi di Sterline. 

Ed una cosa è chiara. Non siamo più ai proclami aziendali tinti di campagna elettorale. Il fiato sul collo della Gran Bretagna inizia a farsi sentire, con il tramonto di questa vicenda ormai fissato al prossimo mese di ottobre, ultima spiaggia e data utile per trovare un accordo tra Londra e Bruxelles. Tanti gli attori coinvolti quindi, dal Presidente del Consiglio Europeo Tusk che preme per chiudere la partita proprio in autunno o il Primo Ministro May che si giocherà quel che resta della propria credibilità interna (e non) proprio sul risultato che porterà a casa.

Nel frattempo aziende importanti, molto importanti, si sono già pronunciate - vedi Jaguar - e chissà che le "keyword" più ricercate su Google in Gran Bretagna da novembre in poi non siano: “cosa vuol dire Jaguar rivede il piano d’investimenti” oppure - “cosa succede se Jaguar chiude gli stabilimenti?”. Ma ormai il meccanismo è stato acceso, la ruota gira, vedremo dove porterà.

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