Contachilometri manomesso: come tutelarsi dalla truffa

L'acquirente può richiedere il risarcimento totale o parziale, ricorrendo in sede civile o penale.

Suzuki S-Cross 2016 contachilometri


Il contachilometri manomesso è, soprattutto sul mercato delle auto usate, uno dei problemi che più spaventa chi è prossimo all'acquisto di un'auto usata. Stando a quanto riportato dal sito "La Legge Per Tutti", 'scalcolare' i chilometri dell'auto è una truffa contrattuale che profilo un'ipotesi di reato. In questo caso, l'acquirente ha la possibilità di denunciare l'accaduto e richiedere il risarcimento dei danni.

L'acquirente può agire nei confronti del venditore dell'auto, sia commerciante che privato, in sede civile e/o penale, nonché informando l'ente 'antitrust'. Il suddetto portale, tuttavia, consiglia di controllare i dati dell'auto usata prima dell'acquisto, ovvero visionando il libretto dei tagliandi e controllando - attraverso il numero di targa - lo storico dei km rilevati durante le revisioni. Nel caso la manomissione del contachilometri emerga dopo l'acquisto, è consigliabile inviare prima una lettera di diffida all'acquirente.

In sede civile, l'acquirente può richiedere al tribunale lo scioglimento del contratto o la riduzione del prezzo d'acquisto. Infatti, la manomissione del contachilometri prefigura l'esistenza del dolo contrattuale, aggravato dalla malafede. L'annullamento del contratto può essere richiesto entro cinque anni, con la risoluzione del contratto (restituzione dell'auto con il rimborso della intera somma versata) e la riduzione del prezzo (rimborso della differenza). In questo caso non valgono nemmeno le clausole "vista e piaciuta" o "in stato d'uso conforme all'età e alla percorrenza", perché il venditore è responsabile in toto delle condizioni in cui versa l'auto.

Inoltre, l'acquirente di un'auto 'alleggerita' nella percorrenza può ricorrere anche in sede penale, denunciando la manomissione del contachilometri entro tre mesi dalla truffa attraverso la querela, proprio perché si tratta di frode contrattuale. Dopo la querela, partono le indagini che durano sei mesi, prorogabili di altri sei mesi. Il pubblico ministero, sulla base delle indagini chiede o meno il rinvio a giudizio al giudice, il quale dà il via o meno al processo penale. In questo caso, l'acquirente può mettersi a parte civile.

Infine, l'acquirente può informare l'AGCM, l'Autorità di Garanzia della concorrenza e del mercato, nota anche 'antitrust'. Nel caso emerga la pratica commerciale scorretta, l'ente può sanzionare il venditore con multe da 5.000 euro a 5 milioni di euro.

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