Auto elettriche: cosa manca per il boom

La rivoluzione elettrica è cominciata, ma le vendite non decollano per ostacoli di varia natura.

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Il mercato dell'auto, non è un segreto per nessuno, tira verso l'elettrico, anche se sono molti gli ostacoli da superare prima che la rivoluzione entri nel vivo con un boom di vendite che ad oggi non riguarda minimamente i modelli a zero emissioni. Costi da abbattere, autonomia, infrastrutture dedicate ed una nuova cultura della mobilità sono le montagne da scalare per le aziende che hanno deciso di intraprendere questo lungo percorso, come riportato dal New York Times, che elenca 4 punti da affrontare per vincere la sfida.

Al primo posto c'è il costo di produzione di motori e componenti che dovrà diminuire: un powertrain elettrico costa in media 16.000 dollari contro i 6.000 di un motore tradizionale. I prezzi delle batterie, invece, sono già diminuiti di oltre la metà dal 2011, grazie alla maggiore presenza di produttori che recentemente includono anche Daimler, che ha investito $ 590 milioni per un nuovo impianto di batterie a Kamenz. Il secondo punto riguarda invece l'approvvigionamento costante di risorse naturali per produrre le batterie come litio, cobalto e grafite, che le aziende dovranno garantirsi evitando carenze che renderebbero insostenibili i prezzi.


Il problema è che tre quarti delle riserve mondiali di litio sono in Cina e in Cile. Con l'aumento della domanda, la Cina potrebbe utilizzare le sue risorse naturali nelle relazioni diplomatiche come avviene oggi con l'Arabia Saudita per il petrolio. Anche se, in Repubblica Ceca, una società australiana sta facendo trivellazioni sul Monte Cinovec per mappare depositi di litio, con l'intenzione di iniziare l'attività di estrazione già dal prossimo anno.


Il cobalto proviene principalmente dalla Repubblica Democratica del Congo, uno dei paesi più lacerati e instabili del mondo, e da quando la domanda è aumentata si sono scatenate guerre civili e le denunce di sfruttamento del lavoro minorile si sono moltiplicate. Le aziende minerarie stanno quindi cercando fonti in aree meno problematiche. First Cobalt, con sede a Toronto, ha annunciato l'intenzione di riaprire una ex miniera di argento e cobalto nell'Ontario. "Riteniamo di essere al punto di non ritorno con i veicoli elettrici", ha dichiarato il suo AD Trent Mell.


Non meno importante è il terzo punto che riguarda l'integrazione della rete di ricarica e la relativa velocità di rifornimento, ad oggi insufficienti. A questo discorso è legato anche quello sull'autonomia delle auto elettriche, in grado di percorrere mediamente 300 km con un pieno, a fronte dei 750 km delle auto a combustione interna. In questo caso le cose stanno andando bene: negli Stati Uniti oggi ci sono già circa 16.000 stazioni di ricarica pubbliche, rispetto alle poche centinaia del 2010.


Il quarto punto è invece di natura psicologica: superare le barriere culturali. Ovvero le difficoltà di molti a credere che un'auto elettrica possa anche essere migliore da guidare di un'auto tradizionale. Nessun rumore, nessuna vibrazione, uno scatto bruciante ed un baricentro abbassato dalle batterie. Non hanno bisogno di cambi di olio ed il loro funzionamento costa 1 centesimo per miglio rispetto a 10 centesimi per un'automobile alimentata a benzina.

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