Formula 1, Daniil Kvyat: come bruciare un ragazzo di 23 anni

Il russo è stato scaricato al termine di Austin. L'ennesimo modo senza filtri di Helmut Marko di trattare un pilota, oramai bruciato a soli 23 anni

AUSTIN, TX - OCTOBER 22:  Daniil Kvyat of Scuderia Toro Rosso and Russia during the United States Formula One Grand Prix at Circuit of The Americas on October 22, 2017 in Austin, Texas.  (Photo by Peter Fox/Getty Images)

Il gran premio di Austin in Texas è stato l'ultimo per Daniil Kvyat in questa stagione 2017. Anzi, a ben vedere, sarà l'ultimo anche per il prossimo anno, per lo meno tra le fila della Toro Rosso. Non si tratta di una novità assoluta: da tempo il russo non rientrava più nei piani della compagine di Helmut Marko, questo era chiaro. Certo è che, ancora una volta, la "fabbrica dei sogni" Red Bull ha mostrato il suo lato più oscuro.

Business is business recitano gli inglesi, ma la sensazione che con il giovane Daniil si sia passato il limite è forte. Anche perchè il destino di Kvyat è stato quello di una promessa sedotta e abbandonata con l'approdo di Max Verstappen. Insomma, si potrebbe pensare che tutti questi piloti per Red Bull non siano altro che marionette in un gioco di grandezza che ha già versato fin troppe "vittime". Qualche esempio passato? Si iniziò con Scott Speed, accantonato per scarso impegno e scarsi risultati.

AUSTIN, TX - OCTOBER 22: Daniil Kvyat of Russia driving the (26) Scuderia Toro Rosso STR12 on track during the United States Formula One Grand Prix at Circuit of The Americas on October 22, 2017 in Austin, Texas.  (Photo by Mark Thompson/Getty Images)

Valutazione oltretutto condivisibile quella su Speed. Si passò dunque al duo Buemi- Alguersuari, licenziati in tronco senza una grande logica, per far spazio a Ricciardo e Vergne. Fu un primo campanello d'allarme: Buemi rientrò come terzo uomo Red Bull, ma di fatto la sua carriera in Formula Uno si concluse, Alguersuarsi, portato a stron battuto come nuovo giovanissimo fenomeno, nonostante dei risultati incoraggianti e promettenti, chiuse così con le monoposto della massima formula.

Il problema era chiaro: la Formula uno era diventato un collo di bottiglia per il "vivaio" del team austriaco. Ci sta, ma quanto fatto con Kvyat è veramente troppo. Il russo fu portato in fretta in furia in Formula Uno, bruciando tutte le chance di Antonio Felix Da Costa, altro prospetto costretto poi a ritagliarsi un posto nel DTM.

Dopo una sola stagione andò in Red Bull in sostituzione di Vettel e, nonostante tutto, stabilì più punti di Ricciardo nel 2015. Certo, Daniil non sembrava un fenomeno assoluto, uno in grado di diventare una stella. O forse si, anche perchè a 21 anni un pilota è ancora in costruzione. Ma in questa frenetica rincorsa al "fenomeno" di turno, Daniil sembrava troppo propenso all'errore. Ed allora? Ecco Max Verstappen, promosso in fretta e furia per sottrarlo ai corteggiamenti di Ferrari e Mercedes.

Vittima sacrificale? Kvyat chiaro. Ok, i risultati hanno dato ragione a Verstappen certo, ma i latini dicevano "est modus in rebus". Immaginate di essere sacrificati senza alcun motivo apparente, in maniera asettica e crudele, prima del gran premio di casa. Il risultato è ancora tutto nel doppio tamponamento su Vettel.

SINGAPORE - SEPTEMBER 15: Red Bull Racing Team Consultant Dr Helmut Marko walks in the Paddock before practice for the Formula One Grand Prix of Singapore at Marina Bay Street Circuit on September 15, 2017 in Singapore.  (Photo by Mark Thompson/Getty Images)

Una stagione e mezza di nuovo in Toro Rosso. Trattato però oramai come un rimpiazzo, Kvyat è sempre stato propenso all'errore, alla "voglia di strafare per dimostrare" che il suo talento non era da scartare. Parole al vento anche perchè alla prima occasione utile, Marko ha prima promosso Pierre Gasly - ennesimo prodotto del vivaio - e, non soddisfatto, ha promosso anche un cavallo di ritorno come Brandon Hartley.

Il neozelandese ha corso ad Austin in sostituzione di Gasly - impegnato nella finale della Superformula - insieme a Kvyat. In realtà la storia era diversa. Era Kvyat il sostituto occasionale dell'occasione, abbandonato senza troppi complimenti.

AUSTIN, TX - OCTOBER 22:  Brendon Hartley of Scuderia Toro Rosso and New Zealand  during the United States Formula One Grand Prix at Circuit of The Americas on October 22, 2017 in Austin, Texas.  (Photo by Peter Fox/Getty Images)

Al termine del gran premio di Austin, nonostante una grande gara del russo, Marko lo ha convocato e lo ha invitato...a togliersi dai piedi. Senza troppi pensieri o problemi, senza nemmeno poter salutare la propria squadra. L'ennesimo affondo verso un pilota che a 23 anni ha visto professionalmente e mediaticamente la carriera distrutta. Chi vorrà un pilota retrocesso e abbandonato in questo modo? Difficile che qualcuno voglia investirci sopra. Certo è il mondo della Formula Uno, elitario e spietato, ma la sensazione è che con Kvyat la Red Bull abbia letteralmente distrutto psicologicamente un pilota ancora giovane.

Daniil avrà avuto le sue colpe nell'ultimo anno e mezzo in Toro Rosso, ma la facilità con cui è stato portato alle stelle per poi farlo precipitare alle stalle porge dei dubbi sulla gestione Red Bull così anabolizzata del proprio vivaio. Forse servirebbe maggior professionalità anche verso chi promuove in Formula Uno o gestisce taluni piloti.

Anche perchè, la prossima vittima sacrificale sull'altare del progetto "Verstappen-campione" è senza dubbio Ricciardo, il cui contratto ancora non è stato rinnovato. Difficile dunque dar torto anche a Sainz jr, scappato dopo anni di attesa per andare in Renault a giocarsi le sue chance di carriera prima di far la fine di un Buemi o di un Alguersuari.

AUSTIN, TX - OCTOBER 22: Max Verstappen of Netherlands and Red Bull Racing on the grid before the United States Formula One Grand Prix at Circuit of The Americas on October 22, 2017 in Austin, Texas.  (Photo by Mark Thompson/Getty Images)

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