Distratti alla guida da navigatore e smartphone? Tutta colpa delle case automobilistiche

A bordo troppa tecnologia e poca ergonomia: uno studio dell’American Automobile Association accusa le case automobilistiche, che badano solo all'apparenza e non alla sicurezza

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La distrazione cognitiva ha effetti mortali sugli automobilisti ed è colpa delle case produttrici”. Non è una malattia e neppure l'ennesimo effetto collaterale di scandali come il Dieselgate a finire sotto accusa nel più recente studio pubblicato dalla all’American Automobile Association, la più autorevole e indipendente organizzazione americana a difesa dei diritti dei consumatori a quattro ruote.

Casomai la colpa che viene attribuita ormai senza mezzi termini alle aziende che fabbricano auto è quella di non prestare la minima attenzione a come e quanto i dispositivi elettronici di intrattenimento e comunicazione siano diventati invasivi, una fonte di distrazione dalla guida diventata problema sociale. Lo studio, realizzato dalla Università dello Utah, firmato dal professor David Strayer ma anche con la collaborazione di Francesco Biondi dell'Università di Padova, è impietoso. L'ergonomia dei cruscotti e la progettazione delle interfacce d'uso di programmi e applicazioni di sevizio sono lasciate all'apparenza e al caso, aggiungendo funzioni che sottraggono secondi preziosi di attenzione alla strada, spesso vitali.

L'analisi di 30 nuovi modelli di auto presentati o aggiornati nel 2017 sul mercato statunitense rivela che 23 di essi sono pericolosi in grado di generare una distrazione alta o molto alta dalla guida. Il caso scoppia perché sul banco degli imputati finiscono esattamente quelle funzioni base che le case automobilistiche commercializzano come semplificazione della guida, e nella pratica sono state progettate senza una reale analisi della sicurezza che tolgono, invece di aggiungere. Controlli vocali ad articolazione fin troppo complessa, touch screen con menu a tendina inutilizzabili in movimento, perfino impianti audio con comandi in parte fisici e in parte sullo schermo, per non parlare naturalmente di un uso agghiacciante della strumentazione digitale, su cui sia agisce attraverso volanti arrivati ad avere fino a 40 pulsanti multifunzione.

L’American Automobile Association ricorda cifre ormai accettate anche dall'amministrazione statninitense ovvero che la distrazione cognitiva alla guida è la causa del 16% degli incidenti mortali, con almeno 5.000 decessi ogni anno. Preoccupante anche un'altra cifra, quei 27 secondi di distrazione media che il guidatore si concede e che significano “latency”, letteralmente assenza dalla strada. Colpa delle pessime abitudini? No, colpa delle case automobilistiche, avvisate ormai da anni di quelle che sembrano fatti evidenti regolarmente ignorati. Due in particolare.

Inspiegabile in tempi di intelligenza artificiale la deficienza reale dei programmatori software dei sistemi di navigazione on board, che continuano colpevolmente a permettere l'impostazione della destinazione anche con la vettura in movimento, una operazione che distoglie dalla guida per un tempo che può arrivare anche a 40 secondi. Aiutano i sistemi indipendenti come Google Maps a controllo vocale, ma ancora una volta, c'è l'errore, queste app da cruscotto non sono richiamabili vocalmente, e dunque bisogna comunque utilizzare il touch screen.

Poi il texting, altro clamoroso epic fail dell'industria dell'auto, incapace di imporre a Google e Apple di inserire nelle piattaforme Car Play e Android auto un blocco della messaggistica testuale quando lo smartphone è agganciato al sistema di infotainment della vettura, se è in movimento. Per rilevare una velocità superiore alle possibilità della corsa umana basta utilizzare gli accelerometri di cui sono dotati tutti i nuovi telefoni. Le case automobilistiche lo sanno?

La distrazione cognitiva, gli effetti mortali della tecnologia che distrae dalla guida by Blogo Motori on Scribd

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