Povera Europa, la Cina ha già vinto la sfida dell'auto elettrica

Batterie e tecnologie realizzate in proprio, tutto pronto per il boom dell'auto verde a prezzo popolare, mentre a Francoforte ancora si parla di Dieselgate

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L'auto elettrica è una sfida già vinta dalla Cina, quella del Diesel una battaglia persa per l'Europa. Mancano pochi giorni all'apertura di un Salone dell'Auto di Francoforte che per al prima volta nella sua storia autorizza un bilancio addirittura prima che si accendano le luci sugli stand. Non esiste nel vecchio continente una “exit strategy”dal gasolio". Le elezioni politiche del 24 settembre in Germania trascineranno la Cancelliera Merkel nei padiglioni della rassegna a rassicurare che il Diesel Gate è il passato, ma che il diesel, che così tanto sostiene l'industria automobilistica tedesca, invece no. Patetica mancanza di realismo.

E' infatti la Cina ad aver già scavalcato il problema delle emissioni e dei trucchi, come conferma una impietosa ma dettagliata analisi del centro studi AlixPartners. Il colosso asiatico produce già 49 dei103 modelli di auto elettrica venduti al mondo, ma quel che conta di più, ha messo in piedi un vero ecosistema economico che fa già a meno di benzina e gasolio, dell'Europa e della sua vecchia tecnologia dei motori a scoppio, men che meno ibridi. Hanno già vinto e sono destinati ad invadere il mondo con veicoli ad emissioni zero a basso costo.

Conti alla mano, AlixPartners ha messo a punto un “Automotive-Electrification Index”, in pratica una classifica che moltiplica il numero delle vetture elettriche vendute per le miglia di autonomia di ciascuna di esse. Serve a fotografe la percentuale del trasporto privato che ogni giorno sta migrando dai combustibili tradizionali alla trazione verde, senza troppi giri di parole. Nel secondo trimestre del 2017 in Cina sono state vendute auto elettriche per 14 milioni di miglia di autonomia, in Europa 7,83 milioni, in Nord America 6,15, mentre Giappone e Corea si sono fermate a 1,29 milioni. Si può obiettare che il mercato cinese è di gran lunga quello più grande, ma il ragionamento sarebbe sbagliato: parliamo di sostituzione di vetture tradizionali con auto elettriche, e quello che conta è la velocità con cui succede, l'incredibile progressione: nel primo trimestre del 2013 in Cina erano state vendute appena 223.700 miglia di autonomia.

In Cina è già boom di elettrico? Se è vero ciò che dice Angela Merkel, noi europei, così sapientemente leader mondiali nelle tecnologie della mobilità verde, dovremmo essere i primi a rallegrarci molto, guadagnandoci altrettanto. Ma non è così semplice. Soprattutto, non è vero. AlixPartners ha ribaltato il Automotive-Electrification Index, stilando anche la classifica delle dieci aziende al mondo che producono più miglia elettriche. Prima è Tesla, per ora in testa con 6,61 milioni di miglia, seconda l'alleanza Renault-Nissan a 3,72 milioni, quinta General Motors con 1,64 milioni, settima BMW a 1,26 e decima Hyundai a quota 1,14 milioni. Cosa manca in classifica? Altre cinque aziende cinesi per noi sconosciute con un potenziale inaudito e soprattutto ancora inespresso. BYD Auto, BAIC Motor., Zhejiang Geely Holding Group, Ninghai Zhidou Electric Vehicles e Anhui Jianghuai Automobile non costruiscono affatto vetture elettriche di lusso, ma veicoli dal prezzo abbordabile, come lo erano le 330.000 nuove vetture a batterie vendute in Cina lo scorso anno.

Il paese asiatico bada al pratico, con un approccio molto razionale, protezionistico e, in pratica, anti-europeo. Pezzo dopo pezzo. Mentre i costruttori del vecchio continente tendono a servirsi di batterie prodotte da fornitori giapponesi e coreani, le aziende cinesi utilizzano esclusivamente produttori locali, che per altro sono i due colossi del settore BYD e Amperex Technology. C'è di più, perché con un pragmatismo da cui dovremmo imparare, i marchi cinesi non prendono neppure in considerazione varianti di auto ibride Plug-in. Servirebbe acquistare la tecnologia che serve ad accoppiare motori a combustione ed elettrici con batterie ad alta capacità. I molti dovrebbero presentarsi al Salone di Francoforte e contrattare, ascoltare la Cancelliera Merkel e magari acquistare componenti da fornitori come Bosch. Ma non ne ne vedono il motivo.

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