La Germania dell'auto sprofonda in un nuovo Dieselgate

Il governo di Berlino ordina il richiamo di 22.000 Porsche Cayenne con motore 3 litri diesel Euro 6, ma l'Europa già indaga sul cartello illegale tra costruttori tedeschi

BERLIN - JULY 7: watch the 2010 FIFA World Cup half final match between Germany and Spain at a live public viewing on a large screen monitor at FIFA Fanmeile on July 7, 2010 in Berlin, Germany. (Photo by Matthias Kern/Getty Images)

Una volta prenotato il teatro e allertata la maestranza, tutto è andato storto . La Germania si prepara al Salone dell'Auto di Francoforte 2017 con un programma che inizia 13 settembre, ma il copione ormai è diventato surreale. Il Dieselgate non è morto ma ancora in corso, con i trucchi sulle emissioni che continuano anche sulle vetture oggi in vendita. Sulle tre sorelle Mercedes, Volkswagen e BMW poi incombe l'incubo di multe multimiliardarie per gli accordi che sembrano aver intrattenuto negli ultimi 20 anni, in violazione delle norme più elementari che tutelano la libera concorrenza. La propaganda passa per un futuro consegnato all'auto elettrica, ma se c'è davvero elettricità nell'aria, è quella di un tradimento.

E' sempre Dieselgate


This picture taken on March 9, 2016 shows new Porsche Cayenne at the Porsche factory in Leipzig. Berlin orders recall of 30,000 Porsches over emissions cheating on July 27, 2017. / AFP PHOTO / dpa / Jan Woitas / Germany OUT (Photo credit should read JAN WOITAS/AFP/Getty Images)

Il governo tedesco ha ordinato il richiamo di 22.000 Porsche Cayenne distribuite in Europa, di cui 7.500 in Germania, dopo aver rilevato che con ogni probabilità il motore 3.0 diesel ha un 'defeat device', un software in grado di manomettere e falsificare le emissioni. Non è un giornale balneare a dirlo, ma direttamente il ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt, al quale tocca commentare in modo “tutt’altro che entusiasta” che lo scandalo non è affatto concluso, ma ancora in corso, e soprattutto coinvolge non più solo i vecchi motori Euro5 fuori produzione, ma anche i più moderni Euro 6.

Il colpo è terrificante, perché Dobrindt ha spiegato che i veicoli inquisiti sono regolarmente a listino e a loro verrà proibita l'immatricolazione. Commentare la situazione di Porsche, che utilizza lo stesso propulsore di fabbricazione Audi anche sulla anche sulla Suv piccola Macan, è superfluo.

Ma è altrettanto inutile ragionare anche sulle prese di posizione del ministro Dobrindt, un membro del governo sconfessato direttamente dalla magistratura tedesca per manifesta ignoranza delle norme comunitarie sulla tutela dei consumatori. Proprio lui, Dobrindt, non più tardi di qualche giorno fa sollecitava un grande programma di aggiornamento software di tutti i propulsori a gasolio delle auto in vendita e in circolazione in Germania. Un “Update” capace di ridurre del 20% le emissioni di ossidi di azoto allo scarico. Peccato anche questa pratica sia a sua volta reato.

Non è sufficiente richiamare le auto diesel e sostituire il software, perché se sono dichiarate inquinanti per loro vige il divieto di circolazione” Con questa stoccata il Tribunale amministrativo di Stoccarda ha liquidato la cura Dobrindt e proprio il tentativo di normalizzare le emissioni attraverso una riprogrammazione dell'iniezione di gasolio, un metodo morbido a baso costo giudicato però in contrasto con il principi di protezione della salute, “da tenere in una considerazione maggiore rispetto al diritto di proprietà e di libertà di azione dei proprietari di autoveicoli".

Il punto per il governo di Berlino non è solo la piccola questione di un eventuale stop alle auto a gasolio nella città di Stoccarda, ma soprattutto quella grande, il metodo scelto per sanare a livello nazionale il questione Dieselgate, con poca spesa per le aziende automobilistiche, è stato giudicato illegale.

Ormai Mercedes e BMW a duello


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A 45 giorni dal Salone di Francoforte, la Germania che ha predicato legalità all'Europa scopre poi che gli atti della farsa sono due. Nel secondo tra i protagonisti sul palco volano addirittura gli stracci. Secondo le carte del reportage “Das Kartell” pubblicato la scorsa settimana dall'autorevole settimanale Der Spiegel Bmw, Mercedes, Volkswagen, Audi e Porsche a partire dagli anni '90 avrebbero formato un cartello illegale per coordinare tutte le proprie attività legate allo sviluppo tecnologico, alla gestione dei costi, alla scelta dei fornitori e soprattutto alla strategia legata allo sviluppo dei motori diesel. Una violazione delle normative antitrust che garantiscono la libera e leale concorrenza tra aziende, ma soprattutto un fatto accertato dalle stesse prime rivelazioni di Volkswagen a riguardo.

O almeno, così si credeva, perché secondo quanto riferisce l'agenzia Reuters, Bmw riconosce invece come responsabile della fuga di informazioni Mercedes, tanto da sospendere con l'azienda di Stoccarda ogni incontro riguardante accordi futuri, come ritorsione. Troppo nervosismo? No, danni seri in vista. Come i lettori di Autoblog.it sanno bene, Mercedes e Bmw condividono già l'intera piattaforma di sviluppo dei sistemi di guida autonoma, hanno acquistato insieme l'azienda di mappe ad alta definizione HERE e, soprattutto, condividono un progetto con Ford per lo sviluppo di una rete di colonnine stradali di ricarica, la dorsale necessaria per lo la diffusione delle auto elettriche dei rispettivi marchi. Considerando che Mercedes sta per lanciare la sia gamma di vetture a batterie EQ, pronte al debutto proprio in occasione del Salone di Francoforte, quello di BMW è più di uno sgambetto. Giudicate voi come ne esce l'industria dell'auto tedesca.

La rivincita di Marchionne?


Chrysler CEO Marchionne Addresses Company's 2014 Investor Day

In attesa dei risultati dell'istruttoria da parte della Commissione Europea e della relativa multimiliardaria multa, spunta la prima Class Action da parte dei consumatori automobilisti. In ballo 750 milioni di euro a titolo di risarcimento richiesti presso la Corte di Toronto, ma il Canada non è che l'avanguardia di una valanga di procedimenti simili che possono sommergere Bmw, Mercedes, Volkswagen, Audi e Porsche. "Non mi è stato chiesto di unirmi a quei tedeschi che vogliono rendere il mondo migliore", ironizza adesso l'ad di Fca, Sergio Marchionne,  come riporta l'Ansa. Lui non ci sarà a Francoforte, ma il crollo di credibilità dell'industria automobilistica tedesca non sarà certo uno spettacolo per pochi intimi.

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