DS 3 Cabrio: la prova della nuova Décapotable

La nuova DS 3 Cabrio Performance Line e la mitica DS21 Décapotable, le abbiamo provate entrambe a Roma.

“Ao, sta machina ce l’aveva mi’ nonno…”.

Roma, qualche giorno fa, Grande Raccordo Anulare, la “machina” incriminata è una splendida DS21, una delle cabrio più stilose del mondo e prodotta in soli 1.365 esemplari tra il 1961 e il 1971. Ora, sicuramente il nonno aveva più gusto e savoir faire del nostro caro amico romano che, in maniera spiritosa, ci ha apostrofato la comica frase. Ma non solo, oggi, sarebbe stato anche un po’ più ricco, visto il grande valore di queste auto che in alcuni casi supera i 200.000 euro. Un’auto di proprietà di un collezionista privato di Bolzano del 1971, ultimo anno di produzione delle DS Cabriolet, con un potente motore ad iniezione elettronica che le permette di sfiorare i 200km/h e un cambio semiautomatico posizionato, ovviamente, sul cruscotto.

Abbiamo avuto modo di provare questa vettura unica al mondo, una vera icona nata all’inizio degli anni sessanta dalla collaborazione tra Citroën ed Henri Chapron, in occasione dell’evento DS 3 Cabrio al DS Store di Roma di ritorno da un bel giro per raggiungere il lago di Bracciano. Un evento speciale che vedeva queste due vetture insieme, auto legate dalla storia e dalla tradizione della casa francese grazie ad uno stile inconfondibile che ha segnato un’epoca e che viene riproposto oggi in queste nuove cabrio chic e performanti.

All’andata abbiamo guidato la nuova DS 3 Cabrio Performance Line, una versione più dinamica della gamma DS 3, una vettura graffiante e dallo stile raffinato. Propulsore 1.6 Blue HDi capace di sviluppare 120 CV e una coppia massima di 300 Nm a 1750 giri, con cambio manuale a sei rapporti e Start&Stop. Cerchi in lega da 17’’ neri con coprimozzi e pneumatici 205/45 R17, un aggressivo doppio scarico cromato e lo speciale logo con i colori DS Performance. Belli e ricercati gli interni sportivi, con sedili comodi e avvolgenti, un quadro strumenti molto chiaro, touch pad da 7” e plancia sempre con il logo DS Performance.

Una cabriolet unica nel suo segmento, con cinque posti effettivi e il tetto che si può aprire e chiudere fino alla velocità di 120 Km orari. Ottimo il comfort acustico dell’abitacolo a capote sia chiusa che aperta grazie ai materiali utilizzati per il telo e grazie ad un deflettore aerodinamico ideato specificatamente. Una vettura agile che trasmette subito un buon feeling di guida. La presenza della capote sacrifica leggermente lo spazio nel bagagliaio, la cui capacità è di 245 litri aumentabile fino a 940 abbattendo gli schienali del divanetto posteriore. Unica pecca: a capote interamente abbassata la visibilità dal lunotto posteriore diminuisce drasticamente fino a sparire del tutto, ma il problema è risolto dalla presenza della telecamera posteriore che entra in funzione con la retro e, durante la marcia, dagli ottimi specchietti laterali di forma più allungata.

Tornando alle mitiche Décapotable, le più ammirate tra le cinque presenti all’evento erano senza ombra di dubbio la più anziana, una DS19 del 1964, una delle prime con cambio meccanico, in livrea azzurra e con interni crema, appartenente ad Aurelio De Laurentiis e una DS21 Cabriolet del 1968, rosso bordeaux con interni in cuoio nero, semiautomatica e originariamente appartenuta ad Ennio Morricone. Ovviamente, senza togliere nulla alle altre tre DS21, anch’esse uniche e tenute in ottima forma.

Dopo aver realizzato un intervista con due collezionisti, il proprietario dell’auto appartenuta ad Ennio Morricone, un dottore di Lecce, mi fa vedere le foto scattate all’epoca del recupero della vettura e il documento del PRA che riporta l’acquisto del maestro nel 1968 per la cifra di quasi quattro milioni di lire. Il proprietario fa una battuta sui sedili posteriori, che, come mi fa notare, sono ancora quelli originali, aggiungendo con tono scherzoso:

“Chissà quante belle donne vi si saranno sedute…”

A quel punto, un altro collezionista, questa volta di Modena, assume un’espressione un po’ basita. Subito dopo mi chiama in disparte e mi fa vedere i suoi documenti del PRA dicendo:

“Eh sì, il Maestro è il Maestro, ma guarda qui a chi è appartenuta questa macchina: Walter Zenga… Secondo te saranno salite più donne su questa o su quella DS?”

A buon intenditor poche parole, del resto, il mondo del collezionismo vive anche di questi aneddoti…

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