Dieselgate: è la fine del diesel?

Le leggi sulle emissioni si stanno ripercuotendo sui grandi gruppi automobilistici. E' la fine del mondo diesel?

Dieselgate Emissioni

Il diesel in queste ore è sotto assedio. Il punto non è più se e quanto questo tipo di motorizzazione possa superare le regolamentazioni ambientali prossime venture, quanto piuttosto le contestazioni giudiziarie che le case automobilistiche stanno subendo per aver violato, a colpi di gasolio, le leggi passate e attuali.

Ultimo bersaglio in ordine di tempo la Daimler, dunque Mercedes, che si è vista perquisire ieri ben 11 sedi in Baden-Wuerttemberg, Bassa Sassonia, Sassonia e Berlino. In campo un esercito di inquirenti, 23 procuratori e 230 poliziotti coordinati dalla dalla procura di Stoccarda, che sta indagando «contro dipendenti noti e ignoti della Daimler, che sono sospettati di truffa e pubblicità ingannevole riguardante la manipolazione del trattamento delle emissioni di automobili diesel».
Un cavillo legale per colpire ben più a fondo, considerando che l'imputazione si riferisce alle dichiarazioni circa i livelli di emissioni inquinanti delle vetture Mercedes così come dichiarati ai clienti, ma sostanzialmente falsi. Si tratta di una mossa che non lascerebbe scampo a Daimler, che avrebbe a che fare con la violazione delle norme sulla tutela dei consumatori, ben più severe e applicate di quelle europee sull'ambiente. Queste ultime aggirate in modo sistematico, quasi scientifico.


Tutto ruota da sempre sul concetto di "finestra termica", quell'intervallo di temperature entro le quali il motore può essere danneggiato dall'intervento di sistemi anti inquinamento, e che dunque le stesse norme comunitarie autorizzano a "spegnere" per tutelare la meccanica. Una autorizzazione concessa con un senso, e invece utilizzata dalle aziende per chiedere e ottenere un gran numero di spegnimenti possibili durante la marcia dell'automobile, vanificando per lunghi tratti lo stesso senso delle norme Euro.

L'assedio al diesel doveva prendere dunque altre strade, aggirare il problema di regole comunitarie che non sono in grado di farsi rispettare. Tocca allora agli Stati intervenire, spesso con una singolare scelta di tempi che favorisce l'industria nazionale.

Secondo un documento rivelato da Le Monde, la Direzione anti-frode di Parigi stima a 23 miliardi di euro l'ammontare dei danni arrecati da Volkswagen con il Dieselgate, e la multa che si prepara si aggira attorno ai 19,7 miliardi. Anche in questo caso, parliamo non di violazione delle norme sull'ambiente, ma di truffa, dunque un reato commerciale.

Secondo lo stesso documento, Volkswagen avrebbe risparmiato 1,5 miliardi di euro, la cifra necessaria per rendere in regola le auto oggettivamente irregolari. Sempre in Francia anche Renault, Psa ed Fca sono sotto indagini su presunte irregolarità nella vicenda dei motori diesel, ma il gruppo guidato da Sergio Marchionne si trova in queste ore a che fare con problemi ben più grandi dall'altra parte dell'oceano Atlantico.


Senza i cavilli legali a cui siamo costretti dalle norme comunitarie così deboli, gli Stati Uniti fanno formalmente causa a Fiat Chrysler per avere violato la legge sulle emissioni diesel, senza troppi giri di parole. La denuncia è stata depositata al tribunale federale di Detroit dal Dipartimento di Giustizia americano, per conto dell'Agenzia per la protezione ambientale. Le autorità Usa accusano Fca di avere installato, senza comunicarlo agli ispettori, un software che consente emissioni più alte degli standard in 104.000 veicoli diesel. I modelli interessati sono Jeep Grand Cherokee e Ram 1500 prodotti dal 2014 al 2016 con motori diesel a tre litri e venduti in Usa. La multa potrebbe arrivare fino a 4 miliardi di euro.


Tutto più diretto e preoccupante per il futuro dei motori a gasolio, che in Europa finora sono stati protetti da un meccanismo che non prevede un tribunale e neppure una autorità pubblica che abbia piena responsabilità.

Qui spetta alle autorità nazionali verificare che un tipo di automobile soddisfi tutte le norme antinquinamento prima che siano vendute. Nel caso un produttore non rispetti gli obblighi di legge, le autorità nazionali hanno il dovere di imporre misure correttive e richiami, ma è un concetto vago che porta responsabilità economiche e possibili multe non alla casa automobilistica, ma allo stato membro della comunità.

Solo una settimana fa la Commissione Europea ha inviato all'Italia una lettera di messa mora, dunque il primo passaggio ufficiale che prelude alla procedura di infrazione nei confronti del nostro paese "per non aver fornito informazioni sufficienti" sul sistema di emissioni di alcuni modelli Fiat. Il caso in questione si riferisce alle emissioni di ossidi di azoto (NOx) prodotte dal modello Fiat 500X. E' un assedio, consumatori o cittadini, qualcuno comunque pagherà.

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 71 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE MOTORI DI BLOGO