Google accusa Uber: Otto è una società fittizia

Un tempo amiche, oggi Google ed Uber si affrontano in tribunale per la supremazia sulla guida autonoma.

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E pensare che una volta erano amiche, Google fu infatti una delle prime grandi aziende a credere nel servizio di ride-sharing offerto da Uber, al punto che investì 258 milioni di dollari nel 2013. Sembra passato un secolo: oggi infatti le due aziende si stanno affrontando in tribunale per l'accusa ricevuta da Uber di aver creato una società fittizia - Otto - per rubare segreti industriali che avrebbero consentito alla Società di ride-sharing di recuperare terreno sulla guida autonoma.

Google ha richiesto al tribunale la sospensione del servizio di Uber. Al centro dello scandalo c'è Anthony Lewandoski l'ingegnere che ha lasciato Google e fondato Otto, che, secondo l'accusa, sarebbe una società fittizia che non agirebbe secondo i normali modelli di business. A sostenere in tribunale l'accusa di Google, ci sarebbe un documento che certifica i 250 milioni di dollari pagati a Lewandoski da Uber il giorno successivo all'addio di quest'ultimo a Mountain View, nel gennaio 2016.  Un portavoce di Uber ha smentito l'accusa sostenendo che si tratterebbe solo di un documento di agosto 2016 (mese in cui Otto fu acquistata da Uber) poi retrodatato. Come riporta businessinsider, Google sostiene anche che Levandowski nel 2015 avrebbe scaricato più di 14.000 file - 9.7 gigabyte di dati -  dai computer della società e trasferito i file su un dispositivo di archiviazione esterno. Senza però riuscire a provare che avrebbe agito per conto di Uber, o che la stessa ne fosse a conoscenza. 

"Questa scoperta, ci ha fatto capire che Uber e Levandowski hanno inventato una storia per il pubblico creando un sistema di copertura per le loro operazioni", ha affermato Charles Verhoeven, un avvocato di Waymo, la divisione di Google nata per lo sviluppo della guida autonoma.  L'udienza di mercoledì è solo l'inizio di una battaglia legale tra due potenze tecnologiche della Silicon Valley, che lottano per la supremazia nel nascente e ricchissimo mercato delle auto autonome.

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