Il fermo amministrativo dell'auto, cosa fare e quali sono le conseguenze

Fermo amministrativo del veicolo, quando e perché scatta secondo il Codice della Strada: cosa succede e come bisogna comportarsi per rimettersi al volante della propria auto.

fermo amministrativo auto

Il fermo amministrativo dell’auto: da sempre croce degli automobilisti e soprattutto di chi l’auto la usa per lavoro. Quando scatta, quali sono le conseguenze del fermo e cosa si deve fare se si incorre nello "stop" forzato della vettura? In primo luogo va ricordato che il fermo amministrativo dell’auto può scattare quando le amministrazioni pubbliche - che siano enti locali, statali o agenzie fiscali - attraverso i concessionari della riscossione preposti (ad es. Equitalia) fermano l’auto del debitore iscritto nei pubblici registri, o dei coobbligati, per riscuotere tasse e più in generale crediti tributari o altri debiti nei confronti dello Stato.

Dai bolli auto, all’Imu, dai debiti con l’Inps fino alle multe non pagate per violazioni del Codice della Strada. Il tutto, in teoria, senza correlazione tra il credito vantato e il bene bloccato, anche se poi i ricorsi nel merito vengono risolti in via giudiziaria. Un altro caso per cui l'auto può essere messa in fermo amministrativo è la guida in stato di ebbrezza che abbia provocato un incidente.

Quando e come scatta il fermo amministrativo dell’auto? Dopo 60 giorni dall’aver ricevuto una cartella esattoriale, vengono iscritti al ruolo gli importi vantati e, sempre a discrezione dell’ente pubblico creditore, può partire la procedura del fermo amministrativo dell’auto non prima però di averlo comunicato al debitore. Il provvedimento di fermo amministrativo verrà poi iscritto nel Pubblico Registro Automobilistico (PRA).

Fermo amministrativo dell'auto: cosa succede?

Quali sono le conseguenze del fermo amministrativo dell'auto, disciplinato dall’articolo 214 del Codice della strada, è presto detto: innanzitutto l’auto rimane bloccata finché il debitore, che viene nominato custode del veicolo, non salda il proprio debito e provvede successivamente a cancellare l'iscrizione nel PRA.

Intanto l’auto non può circolare, altrimenti c’è la sanzione. In proposito va detto che la sesta sezione penale della Cassazione con la sentenza n. 33999 del 2015, occupandosi del reato ex art. 334 del Codice penale legato alla circolazione di un mezzo sottoposto a fermo amministrativo, si è pronunciata per la natura non penale della fattispecie negando in sostanza il bis in idem per il reato di sottrazione di cose sottoposte a sequestro.

Tornando al fermo amministrativo, una volta scattato il mezzo non può essere radiato dal PRA, né demolito o esportato. Se viene venduto, con atto di data certa successiva all'iscrizione del fermo, non può circolare e non può essere radiato dal PRA. Solo se il debitore non paga il concessionario della riscossione è autorizzato ad agire forzatamente per la vendita dell’auto.

Cancellazione fermo amministrativo dal PRA

Come cancellare il fermo amministrativo dell’auto una volta saldato il debito? L’automobilista per tornare in possesso della sua vettura deve presentarsi nell'ufficio provinciale del Pubblico Registro Automobilistico con i seguenti documenti: il provvedimento di revoca in originale rilasciato dal concessionario della riscossione dopo aver saldato il debito con i dati del veicolo; i dati del debitore e l'importo del credito di cui si chiede la cancellazione; il certificato di proprietà (CDP) o il Certificato di Proprietà Digitale (CDPD) la cui richiesta di sblocco va compilata sul retro, o il foglio complementare. Se non si usa il CDP o il CDPD (ma è la modalità più economica) si può utilizzare il modello NP-3 quale nota di richiesta.

Inoltre l’automobilista dovrà versare al PRA un’imposta di bollo di 32 euro se si utilizza il retro del CDP o il CDPD come nota di richiesta oppure di 48 euro se si utilizza il modello NP-3 come nota di richiesta. Se e quando la richiesta di cancellazione viene accettata il fermo amministrativo dell’auto viene cancellato e all’automobilista viene rilasciato il nuovo CDPD.

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