Biometano, un carburante a (quasi) zero emissioni

L’Italia ha il potenziale per essere il terzo produttore al mondo, ma ci sono problemi legislativi che ne bloccano lo sviluppo

Le emissioni di CO2 ed il rispetto dell’ambiente sono due temi caldissimi per il mondo dell’automotive. Le case stanno lavorando molto su questo tema, visto che le leggi saranno sempre più severe nel corso dei prossimi anni. Attualmente, il combustibile più pulito è il metano, anche se non ancora così diffuso nel nostro Paese, anche per la difficoltà di reperire i distributori per il rifornimento, soprattutto in alcune zone d’Italia. Attualmente sono 1.095 le pompe presenti sul territorio, di cui 42 in autostrada, raddoppiando comunque la quantità rispetto a dieci anni fa.

Tornando al discorso ambientale, il metano riduce del 23% le emissioni di CO2 rispetto ai motori a benzina, garantendo ormai una più che discreta autonomia (circa 300 km con una Panda) e costi ridotti. Ad esempio, i 720 chilometri che separano Torino da Roma, vengono fatti con circa il 56% di risparmio sul carburante, rispetto ad un viaggio su un’auto a benzina. Ma il futuro è ancora più amico dell’ambiente, con gli studi e l’utilizzo del Biometano. Con FCA ci siamo recati a Torino conoscere di questo combustibile.

Biometano: in cosa si differenzia dal metano?

Il Biometano è il metano di origine biologica, come si può evincere dal nome, e viene prodotto con sostanze esclusivamente naturali, senza aggiunte chimiche. Inoltre, è una fonte di energia rinnovabile e viene prodotta da un’ampia varietà di biomasse, come ad esempio i rifiuti organici o quelli agricoli, garantendo una maggiore autosufficienza energetica, anche con la possibilità di essere utilizzato nei veicoli a gas naturali già in commercio.

Parlando di motori e di trasporti, le tanto temute emissioni di CO2 sono quasi nulle: un’auto spinta da Biometano può essere paragonabile ad una vettura elettrica, con appena il 3% di emissioni, in rapporto al 100% di un benzina ed il 69% del metano classico. Elementi importanti, tanto che i membri del G20 a Brisbane nel 2014 hanno riconosciuto le potenzialità del gas naturale per ridurre il consumo di energia, con un minor impatto ambientale e sui cambiamenti climatici.

Dai rifiuti organici al Biometano

Ma come nasce il Biometano? Siamo stati al Polo Ecologico di Pinerolo, dove abbiamo potuto vedere il processo con cui i rifiuti organici diventano biogas e, successivamente, biometano, Il processo inizia con il recupero dei rifiuti organici, cioè l’umido raccolto dalle abitazioni, ma anche da ristoranti, mense e mercati. Innanzitutto vengono aperti i sacchetti con i rifiuti, per poter poi separare, tramite il setaccio (un macchinario industriale composto da una serie di rulli), il contenuto organico dalla plastica.

A questo punto, il materiale organico viene trasformato da solido a liquido con acqua calda e, successivamente, pompato in serbatoi da 180 metri cubi, per portarlo nei digestori, dove subisce un processo di decomposizione, ad opera dei batteri. Così viene prodotto il biogas e del materiale inerte, quest’ultimo viene poi disidratato per farlo successivamente diventare compost da vendere, mentre il biogas viene depositato in un gasometro da 3300 m3.

A questo punto, il biogas viene utilizzato per produrre energia elettrica o termica, oppure viene trasformato in biometano. Per completare quest’ultimo processo, viene tolta la CO2 con un lavaggio ad acqua e, successivamente, con dei filtri a membrana viene separato il metano dagli altri gas, ottenendo così del metano puro al 99%. Ed ecco il biometano. Come detto, può essere il carburante del futuro e, nel Polo Ecologico, è stata realizzato il progetto Panda Biomethair: una Fiat Panda con un piccolo motore sovralimentato, ottimizzato per l’utilizzo del Biometano, ma predisposto anche per le miscele metano/idrogeno.

Il Biometano in Italia

L’Italia ha il potenziale per essere il terzo produttore al mondo di Biometano: sono già oltre 1.500 gli impianti a biogas, per una produzione di più di 2 miliardi di metri cubi di gas naturale, che potrebbe essere potenzialmente trasformato in Biometano. Ma c’è un grosso problema legislativo nel nostro Paese, tanto che il combustibile attualmente può essere prodotto, ma per essere solamente utilizzato dalle ditte produttrici, senza immetterlo in rete o venduto. Lo stesso vale per i mezzi di trasporti, solo i veicoli delle aziende che lo producono possono essere spinte da motore a Biometano.

Non manca la tecnologia e l’impegno, ma va fatto l’ultimo passo”, ha spiegato Michele Ziosi, rappresentante di CNH Industrial, leader europeo nella tecnologia a gas naturale. E questo passo consiste nel superare tutte le incertezze normative sulla fiscalità del settore, snellire le procedure per ottenere le autorizzazioni per le costruzioni di infrastrutture e rendere più chiaro il mercato dei certificati d’immissione. Se i 2 miliardi di metri cubi di biogas di cui parlavamo fossero trasformati in Biometano, quest’ultimo corrisponderebbe ai consumi annui di due milioni di veicoli.

Facendo un paragone con alcuni paesi europei, in Svezia, addirittura dagli anni ’90, è stato promosso l’uso del Biometano per il settore dei trasporti, mentre in Olanda lo scorso anno è stata aperta la prima stazione di rifornimento di Biometano in autostrada. Anche Francia e Germania hanno leggi favorevoli alla produzione, lasciando così il nostro Paese in ritardo sul resto d’Europa (e non solo).

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