Il Salone di Ginevra 2016 fra luci e ombre

Cos’altro vorreste sapere del salone di Ginevra dopo tre giorni di cronaca “live” che la squadra di Blogo Motori - Autoblog vi ha garantito minuto per minuto da 3 giorni a questa parte?

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Sono sicuro che ormai vi sarete fatti un’idea di quante e quali fossero le vere novità di questa edizione numero 86 consegnata al pubblico con l’invitante enfasi di sempre. Perché l’ultimo salone è sempre il migliore e il più promettente di brillanti prospettive per quel futuro che…”è già oggi”. Fino alla prossima tappa.

Tante novità senza sorprese
 da parte mia. Per cominciare, direi che mi sembra confermato il facile pronostico di lunedi scorso espresso in occasione della nomina della Opel Astra “Auto dell’anno 2016”: “…un salone adeguato ai tempi, di certo interessante ma senza grandi sorprese”. E forse la prima testimonianza è proprio quel risultato ottenuto dalla Opel di strettissima misura sulla Volvo XC90, un’auto di ben altro spessore seguita a sua volta da quel gioiellino che è la Mazda MX 5.

Un podio che accontenta tutti e sottolinea la primaria necessità di una buona auto di classe media ma anche la conclamata tendenza di questi anni verso la tipologia Suv, in questo caso ai suoi massimi livelli, senza trascurare quel tanto di sogno sportivo più che accessibile e godibile anche oggi. Senza nulla togliere alle altre finaliste, dalla Audi A4 alla Skoda Superb e alla Bmw serie 7 inevitabilmente penalizzata dal suo costo inversamente proporzionale alla posizione in classifica.

E ora al pubblico la sentenza finale


Gli organizzatori intanto hanno annunciato 130 novità, esattamente come l’anno scorso, contando probabilmente anche i colori. Dubito che qualcuno si sia preso la briga di contarle davvero anche perché non è il numero che conta ma quello che c’è dietro e censire il tasso di innovazione tecnologica, al ritmo attuale è un’impresa quasi impossibile.

Ci sarà comunque tempo fino a domenica 13 per chi potrà farlo, per una verifica personale nel “tempio” europeo degli show dell’auto, o per analizzare con calma le vostre prime valutazioni ora che il quadro è completo e che ci piacerebbe conoscere.


Niete problemi, qui è la festa. Ma la Regina non c’è
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Un fatto è certo, il Salone di Ginevra, con la doverosa “S” maiuscola, per il mondo dell’auto è come il Natale. La festa per eccellenza comunque vadano le cose e non è bello specificare se l’albero è più o meno ricco. I mercati sono in ripresa e tanto basta.

Crisi, difficoltà, dubbi e problemi in genere si cancellano per dodici giorni: due a porte chiuse riservate ai media di tutto il mondo, gli altri al pubblico ansioso di scoprire quello che sa già perché da anni tutto è annunciato prima annullando l’antico piacere della sorpresa. Da vicino, certo, è un’altra cosa.

C’è l’atmosfera da grande evento, suoni e luci al massimo, l’insostituibile corredo di belle ragazze sugli stand che invitano a guardare e toccare… le macchine, sedersi al volante e farsi fotografare al volante dell’ultima spider. Con le dovute eccezioni però: non illudetevi, alla Ferrari come alla Lamborghini e dintorni senza le dovute credenziali non si passa, ma per il resto è caccia libera. E questa è una delle grandi magie per chi ancora oggi ama l’auto non solo come un mezzo di trasporto. Tutto da manuale insomma, ma la “regina” del salone non c’è, o meglio ognuno ha la sua: è meno regale e più democratico.


Una Ferrari rivista e una Maserati che non c’era


A proposito di Ferrari, perfino la GTC4Lusso, dopo un magistrale lavoro di Flavio Manzoni e del suo team è diventata un’altra icona nel suo genere senza ricordare allo spettatore la sua prima versione FF. Non un restyling ma una importante rivisitazione.


In casa Maserati si è brindato invece alla Levante, il Suv d’alto bordo che non subirà mai la concorrenza del cavallino, giurano a Maranello. Farà la sua parte, quella che i tempi richiedono, ma i puristi del Tridente guardano altrove come è successo per la Cayenne e per la Panamera, sempre Porsche di successo ma non alternativa alla 911.
 Il cliente è sovrano, gli si da quello che chiede e il dibattito sulle nuove tendenze resta aperto.

Ginevra 2015-2016: la rotta è la stessa


E restano anche i titoli delle cronache dei grandi quotidiani nazionali: “L’Europa dell’auto riparte dal Salone più ricco di sempre. Anteprime mondiali e voglia di riscossa” o anche “A Ginevra tra sogni e concretezza, un salone a misura di famiglia”. Sembrano perfetti ma sono quelli dell’anno scorso mentre oggi si legge “L’auto gioca la partita decisiva”...

E’ il simbolo del divenire, più che mai in tempi in cui di trasformazioni obbligate ma più lente di quanto si vorrebbe, è la fretta della notizia, del nuovo che cancella il vecchio anche se in realtà ne è la naturale evoluzione. Come lo stridente contrasto fra l’auto che “io guida da sola” l’ultima sfida in campo e l’esaltazione di sempre del “piacere di guidare” che non si può tradire senza cancellare anche il salone stesso.

Il futuro ha un nome antico


La Fiat Tipo, la Renault Scenic e l’Alfa Giulia: tre modelli da vedere in sequenza.

Tre nomi “antichi” che scandiscono i tempi e le trasformazioni nella continuità. Con 5 porte e con Station Wagon dopo l’apripista tre volumi, Fiat parla al suo pubblico più classico e tradizionale con il massimo della relativa economicità e concretezza. La francese rilancia un vecchio exploit di grandi numeri aggiornata allo stile più avanzato mentre l’aspirante regina del salone targata Alfa centellina la sua avanzata ad una cadenza esasperante. E lo fa sotto l’intramontabile nome anni ’60 che vuole essere una garanzia e una promessa fin troppo rinviata per “problemi di componentistica e maturità di progetto” come ha detto testualmente Sergio Marchionne specificando che non valeva la pena accelerare la commercializzazione senza essere sicuri di essere all’altezza della concorrenza tedesca anche se la macchina è sostanzialmente pronta.

I no comment di Marchionne

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E già che siamo in tema nell’area dei discorsi dietro le quinte, il Marchionne di Ginevra, questa volta senza il presidente Elkan al suo fianco, è apparso più che mai riflessivo e meno provocatore del solito ribadendo ad esempio l’inutilità di affrontare il capitolo dell’ibrido non remunerativo e smentendo dialoghi di collaborazione con Peugeot.

Un atteggiamento prudente o poco impegnativo ritrovato poco dopo alla Ferrari dove, alla domanda sulle aspettative per la F1, non è andato oltre un laconico auspicio di “vincere più dello scorso anno”. Uno stile insolito più orientato al no comment che a notizie da salone.

Mercedes-Toyota: ibrido contro diesel


Sul fronte opposto, in materia di auto ibride sempre i corsa decisa Toyota concretamente confermata dall’inedita C-HR, il primo Suv ibrido con consumi “mai registrati prima in questo segmento”. E ci sarebbe da aggiungere, anche arricchito di un design molto più competitivo rispetto allo stile di famiglia. 
Marcia sempre coerente, dunque, con la propria lunga storia divenuta una sorta di accademia tecnologica oggi inseguita anche dai concorrenti più scettici dell’ultimo ventennio.

Ciò nonostante anche in questo caso teorie diverse e alternative come il forte sostegno del diesel da parte di Mercedes (e non solo) tengono ancora una volta in piedi una dialettica complessa in cui ognuno ha le sue ragioni. Inutile dire che del “dieselgate” al centro delle cronache più delicate dal settembre scorso a Ginevra hanno evitato tutti di parlare. Come dicevo, a Natale i problemi quotidiani vanno lasciati da parte...


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