Mercato Auto 2015: agli italiani piace Crossover (e diesel)

Le vendite crescono, ma metà del parco circolante è troppo vecchio. Piccole e medie le più vendute e intanto avanza a grandi passi il Car Sharing. Elettriche frenate dalla incapacità di Governo e Comuni.

L’automobile nel 2015? I numeri parlano da soli: 55.000 auto in più nel 2014 pari al +4,2% rispetto al 2013; 214.294 immatricolazioni in più nel 2015, vale a dire il +15,75% rispetto al 2014. In totale, come abbiamo già anticipato ieri sera, l’anno si è chiuso con un brillante dicembre da +18,65% contribuendo adeguatamente al risultato finale di 1.574.872 vetture nuove immatricolate nei 12 mesi.

Secondo l’ultima analisi di “Fleet&Mobility” vuol dire che gli italiani nel 2015 hanno speso 4 miliardi di euro in più rispetto all’anno precedente nell’acquisto di nuove auto. In totale la spesa ha raggiunto i 29,4 miliardi di euro, 18,1 dei quali coperti dai privati che hanno rappresentato il 63,7% del mercato.

Una boccata d’ossigeno

scarico gas

E’ stata dunque una vera boccata d’ossigeno, riferimento quanto mai opportuno di questi tempi, non solo per il mercato in sé, ma anche per il parco circolante che sta obiettivamente superando i limiti della decenza in fatto di dannosa anzianità. Oltre 16 milioni su 35 di vetture in uso sulle nostre strade, come ricorda l’Unrae, appartengono alle categorie fra Euro 0 e 3 con più di 15 anni di vita.

In questo senso le cifre di crescita non sono da “boom” ma il progressivo e costante recupero avviato negli ultimi due anni può essere considerato un segnale positivo che promette per quest’anno l’avvicinamento alla quota degli 1,8 milioni vicina al nuovo livello fisiologico del mercato nazionale. Per questo, dalla quotazione della Ferrari alla Borsa italiana ai buoni risultati del mercato nazionale, ieri come primo giorno lavorativo dell’anno, è stato ispirato all’ottimismo e alla fiducia.

Governo impreparato sul problema emissioni

Italian Premier Matteo Renzi Closes His Rome Campaign For The European Elections

Gennaio, ad esempio, è partito già con una piccola scorta di 62.000 ordini inevasi ma appare ormai sempre più evidente l’assoluta assenza della Pubblica Amministrazione, dal Governo agli Enti locali, nell’affrontare lo spinoso problema dell’inquinamento da emissioni nocive. L’esempio è più che recente e si sintetizza nel ridicolo modo con cui è stata affrontata nei giorni scorsi “l’emergenza” causata dalla mancanza di piogge, culminato nella riduzione della velocità urbana a 30 km l’ora.

Basti ricordare solo due cifre: in tutto il 2015 le auto ibride sono “cresciute” da 21.504 a 26.117 e le tanto sbandierate elettriche, prive di colonnine di ricarica, sono passate da 1.110 a 1.460. C’è poco da aspettarsi, del resto, quando ci si trova di fronte alla errata delibera firmata della giunta Marino a Roma, ormai fortunatamente defenestrata, che ha impedito la realizzazione di 500 colonnine da destinare al “car sharing” elettrico con 1.000 vetture programmata con l’azienda francese Bollorè.

Il Car Sharing, una formula vincente

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A proposito di “car sharing”, ecco un altro tema da ricordare in conclusione d’anno. Il fenomeno è ormai visibilmente innescato e, seppure lentamente come tutto in Italia, ne lascia immaginare un inarrestabile progressivo sviluppo che a mio parere potrebbe, anzi potrà, trasformare radicalmente e in meglio usi e costumi automobilistici urbani oltre a favorire automaticamente la maggior diffusione proprio delle piccole, agili e non inquinanti auto elettriche e non.

Anche in questo caso i numeri stanno crescendo da tre anni a questa parte inizialmente coltivati con fatica da poche aziende private, prima fra tutte la Mercedes ma ora in rapida espansione. Ne beneficiano, per ora, Roma, Milano, Firenze, Torino e Verona con una flotta di 3.300 veicoli e ha cumulato 5,5 milioni di noleggi. Ma la vera tappa avanzata, Comuni e relative colonnine permettendo, sarà quelle delle elettriche. Le tariffe, con la fondamentale libera circolazione anche nelle zone ZTL, possono equivalere per una giornata a quelle di un paio di taxi.

Preferiti Crossover e diesel

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Passando infine alle tendenze più abituali in fatto di scelte da parte degli acquirenti i dati più interessanti dicono che la domanda di motori a benzina è cresciuta del 24,8% contro il più 16,6% dei diesel che restano tuttavia in netta maggioranza assoluta nelle vendite del’anno con il 55,6% di quota.

Come dire che il famigerato caso del “dieselgate” non sembra aver turbato il sonno degli italiani. I quali, motori a parte hanno scelto in maggioranza assoluta (42%) vetture del segmento B, utilitarie a fronte del 26% di segmento C, medie. Insieme, tuttavia, con il 68%, danno l’immagine piena del mercato nazionale che però ha registrato anche un ultimo record con il balzo in avanti del 40,7% delle Crossover, la vera auto di moda conclamata nell’anno.

Tutti col segno più e la Mazda outsider

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Da ultimo, in relazione alle singole marche e gruppi, a fine anno non si è registrato neppure un segno meno, ad eccezione di “brand” improbabili come Great Wall, Isuzu e Lada. Il gruppo Volkswagen, innanzitutto, sempre saldamente in testa alla classifica delle estere anche come singola marca, ha chiuso l’anno con un +9,7% scivolando di appena lo 0,7% nella quota.

In evidenza Fiat/FCA con un +18,3 % ben oltre la media di mercato e un totale di 447.599 unità, ma non è stata la sola. Ford e Kia, ad esempio si sono attestate entrambe a +19,2%, un paio di punti al di sopra di Opel e Nissan. Menzione speciale infine per la classica Smart (favorita anche dal Car Sharing) con un eccezionale +52% e per la sempre più emergente Mazda, una sorta di marca dell’anno, che ha centrato un meritatissimo +36%.

I dati statistici di UNRAE

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