Ferrari a Piazza Affari: titolo subito ai Pit Stop

Con le Borse internazionali in affanno, parte male la quotazione del Cavallino. Marchionne: “Non vuol dire niente, ci vorrà tempo perché le cose si assestino”

Il nuovo anno automobilistico è cominciato oggi con uno specialissimo Ferrari day. Dalle 9 di questa mattina la campanella che a Palazzo Mezzanotte dà il via alle transazioni di Borsa, la Ferrari è diventata definitivamente un’azienda del tutto “indipendente” da FCA. L’avvio della quotazione del Cavallino anche a Piazza Affari, dopo il vero sbarco sui marcati finanziari internazionali a Wall Street il 20 ottobre scorso, segna oggi per la Ferrari la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova storia. Che prenderà vita effettiva venerdì prossimo, quando tutti gli azionisti di FCA avranno ricevuto le azioni Ferrari nel rapporto previsto di una ordinaria ogni 10 di FCA e volendo potranno metterle sul mercato.

Sarà così compiuto lo storico scorporo della Ferrari dalla Fiat e quindi ora da FCA, cui era legata dal 1969 al 50% e successivamente al 90% escludendo soltanto il 10% di Piero Ferrari. Ora, con il 10% di azioni collocate a Wall Street, dove il valore della Ferrari è stato calcolato nell’ordine dei 10 miliardi di dollari e il patto di solidarietà fra Piero Ferrari e gli Agnelli, il controllo della casa di Maranello passa nella mani della Exor, la società di investimenti della famiglia. Tutto secondo i piani di Sergio Marchionne dunque, salvo l’imprevedibile giornata negativa per la Borsa internazionale, colpita proprio oggi dall’ennesimo tracollo cinese.

In effetti Piazza Affari e Palazzo Mezzanotte, sede e simbolo della finanza italiana, hanno cominciato l’anno in profondo rosso. Quello della Ferrari anzitutto, dai tappeti d’ingresso alle pareti della grande sala gremita dagli esponenti del mondo finanziario e politico, Matteo Renzi in testa. Molto meno brillante invece il rosso legato al sensibile calo dei valori di tutte le Borse internazionali trascinate in basso dal crollo e dalla conseguente sospensione delle transazioni a Shangai. Di fatto la quotazione di partenza a 43,2 euro è rapidamente scivolata sotto i 42 euro tanto da fermare subito la “corsa” per riprenderla poi in cauta risalita, mentre il titolo FCA è sceso come previsto del 34% proprio a causa della “detrazione” della Ferrari. In buona sostanza la scommessa finale di Marchionne è di portare il valore complessivo dei due titoli separati al di sopra di quello che era il solo titolo FCA, Ferrari compresa. E’ cominciata male insomma, ma “La chiusura del mercato di oggi non credo che sia niente, ci vorrà tempo perché le cose si assestino” ha subito commentato Marchionne.

Sarà di certo un rompicapo per i fan della Ferrari sostituire a motori, piloti e Gran Premi un simile intrigo squisitamente finanziario, la cui sostanza è semplice, almeno per quanto riguarda gli obiettivi. Il primo, fondamentale, è quello della diminuzione dell’indebitamento di FCA grazie ai 2,5 miliardi incassati grazie alla Ferrari. Solo un bilancio non appesantito dai debiti potrà infatti consentire l’alleanza o la fusione con un altro gruppo come GM, di cui malgrado tutte le smentite si continua a parlare. E, a questo proposito, non sarà Mary Barra che Marchionne ha confermato di non incontrare più per discuterne, ma gli azionisti primari, ovvero Exor e i Fondi americani proprietari di GM. Rimane una volta di più l’osservazione dell’eterno contrasto nelle affermazioni dell’ad di FCA, fra il "facciamo da soli" e "ci serve un grande partner". A voi l’interpretazione che preferite.

Quanto alla Ferrari “indipendente” e controllata dalla famiglia “nel pieno rispetto della sua storia” concentrata in una insostituibile Maranello, Marchionne ha di nuovo confermato la possibilità di aumentare la produzione fino a 8/9.000 unità l’anno dalle 7.700 circa del 2015. "In piena coerenza – ha aggiunto il Presidente della Ferrari – con la filosofia di Enzo che pretendeva una macchina meno della richiesta". Inutile ricordare quanto simili obiettivi siano del tutto opposti a quelli ispiratori di Luca di Montezemolo. Ma Sergio conta anche molto su un definitivo recupero dei risultati in Formula 1. Dalla Ferrari all’Alfa Romeo, restando in tema, oggi è tornata in ballo anche l’assurda ipotesi del Biscione in F1 intesa come una ipotesi “auspicabile, l’ideale per Alfa essere in gara accanto a Ferrari”, è la risposta di Marchionne “ma per ora la Giulia e le risorse che l’Alfa dovrà guadagnarsi sul mercato precede di molto il capitolo dello sport”.

Come sempre, insomma, ci vorrà tempo per valutare programmi, promesse e obiettivi, soprattutto dopo un’operazione complessa come questa. Il 2018 resta così l'anno da attendere per trarre le conclusioni finali sull’epoca Marchionne che oggi ha di nuovo confermato la sua intenzione di lasciare dopo quella data. A partire proprio da oggi saranno tre anni di fuoco con scadenze sempre più ravvicinate mentre al momento, malgrado tutto, è già chiaro che serviranno i “tempi supplementari”.

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