Peugeot 208 R5 T16: il videotest a Misano


Piloti per un giorno, o anche solo per qualche giro, poco importa quando in ballo ci sono da provare due auto da sogno, due Leoni da corsa come la Peugeot 208 T16 e la 208 R2 protagoniste assolute del CIR, fresche vincitrici del Rally di San Marino.
Da uno sterrato all’altro, il passo è breve perché dalle prove speciali del San Marino, Peugeot Italia ha spostato le tende e tutta l’assistenza della squadra ufficiale Racing Lions al circuito Marco Simoncelli, nell’arena del Misano Flat Track per uno speciale press test.

Bene, ora “mixate” questi tre elementi: 208 R2, 208 T16 con il fango e la polvere del Misano Flat Track “shakerate bene” e capirete che si tratta di un cocktail micidiale. Un distillato di adrenalina e puro divertimento, un sogno che si realizza. Quattro giri tutti d’un fiato per scoprire tracciato e vetture in configurazione terra con assetto, freni e pneumatici da sterrato. E quando ci ricapita?

Al nostro fianco, sulla R2 Michele Tassone neo Campione Italiano Rally Junior che con la sua esperienza prima ci ha guidato alla scoperta della piccola 208 1.6 e poi ci ha strapazzato per due giri tirati al massimo, mostrandoci contemporaneamente il potenziale della 208 R2 e le differenze tra un campione di rally e un semplice appassionato.

Sulla 208 T16 R5, neanche a dirlo, dopo il nostro shakedown con Michele Fabbri, responsabile tecnico della Racing Lions, nel ruolo di navigatore, è stato lo stesso Andreucci 8 volte Campione Italiano, e a 3 gare dalla fine del campionato in testa al CIR, a mostrarci come si guida per davvero una 208 T16. Ma basta con le chiacchiere vediamo come sono e come vanno i due Leoni da rally.

Prima di partire però è bene ricordare che la 208 R5 nel 2014 è stata protagonista di un campionato italiano esaltante che ha dominato conquistando il primo posto, posizione a cui punta anche per il 2015. Sempre la R5 nel 2015 ha partecipato anche alla tappa del Rally di Sardegna del mondiale WRC con un ottimo secondo posto di classe dopo aver dominato tutta la prima parte della gara ma dopo essere stata penalizzata da un problema tecnico. Ricordiamo infine che la versione 2014 della R5 è già stata protagonista di una nostra prova oltre che di un avvincente confronto su una speciale del Rally del Ciocco in cui si è confrontata con un Supermotard marchiato Yamaha.

Peugeot 208 R2



La piccola di casa Peugeot Sport è una vecchia conoscenza… avevamo avuto l’onore di provarla sulle strade di casa di Andreucci in Garfagnana e già lì era stata emozione pura. Oggi la ritroviamo ancora più evoluta, competitiva e vincente. La base di partenza è sempre la stessa, fedele al regolamento R2 la 208 è spinta dal 1.6 16V VTI con fasatura variabile su aspirazione e scarico che grazie alle modifiche a pistoni, bielle e alberi a camme è in grado raggiungere 116 CV/l e di erogare 185 Cv a 7.800 g/m.

Il tutto è trasmesso alle soli ruote anteriori tramite il cambio sequenziale a 5 rapporti con differenziale meccanico a rampe. Servosterzo idraulico al posto dell’elettrico, assetto Öhlins da terra per l’occasione come i freni con pinze Alcon e dischi da 285 mm e ovviamente freno a mano idraulico. 1030 kg a secco, per un rapporto peso potenza di 5,5 kg/cv.

Scavalcato l’intreccio di tubi del rollbar e sistemata la posizione di guida alla meglio con un po’ di cuscini per vedere dove mettere le ruote, Michele Tassone mi ricorda al volo l’uso del sequenziale e del freno a mano indispensabile per far girare dietro la 208 R2 dentro al Misano Flat Tack. START! La 208 R2 è molto semplice da guidare nel senso che lo sterzo è tosto ma non troppo e la frizione è abbastanza morbida e lineare; la usiamo solo in scalata, mentre in accelerazione chiamo una marcia dopo l’altra con il gas a tavoletta. A tagliare l’alimentazione ci pensa il comando sequenziale che spara dentro le marce rapidissimo accompagnato da uno scoppiettìo e il solito spettacolare fischio dei trasmissioni da corsa.

Mezzo giro per fare conoscenza con i comandi è poi comincio a spingere. La 208 R2 fatica a trovare trazione in prima e seconda marcia con il 1.6 che urla e scalpita a quota ottomila. Il sound è da brividi, una vera goduria anche perché 185 CV sono facilmente sfruttabili e posso tenere giù senza nessun timore reverenziale.

La ripartizione dei pesi 64/36 con prevalenza all’anteriore e la convergenza leggermente aperta al posteriore aiutano la 208 R2 a svoltare in inserimento di curva e con un po’ di sbilanciamento dei pesi in frenata riesco a farla girare bene in ingresso. Ma è la stesso Michele a invitarmi ad usare la leva nei curvoni in appoggio. Neanche il tempo di dirlo che sono già con il freno a mano tirato per bilanciare la percorrenza in curva.

Il percorso è breve ma intenso, scivolosissimo per il fango creato con gli irrigatori. Neanche l’energico lavoro dell’autobloccante meccanico riesce a limitare il sottosterzo in percorrenza, ma con il freno mano tutto diventa più divertente e spettacolare. Non siamo qui per mettere il tempo e allora ben vengano i traversi! Quattro giri volano, ma riesco a gustarmi e a memorizzare l’emozione di salire su una 208 R2 anche nei giri al fianco di Tassone che in breve mi mostra quanto è competitiva una vettura del genere nelle mani giuste e come si usa per davvero il freno a mano… Spettacolo puro.

Peugeot 208 T16



Scesi dalla R2, è il turno della R5. La pressione sale alle stelle

, per il caldo infuocato di Misano, per la tensione di guidare un mito/mostro, la 208 T16 di Andreucci, e naturalmente per la sovralimentazione del 1.6 turbo. La 208 R5 è una vettura di tutt’altra pasta rispetto alla R2. 4 ruote motrici, due differenziali autobloccanti, 280 CV a 6.000 g/m con un allungo fino ai 7.500 e soprattutto 400 Nm di coppia a 2500 g/m.

Rubare l’auto di Paolo Andreucci anche solo per qualche giro mette parecchia soggezione mista a tensione. Basta catapultarsi in abitacolo e legarsi stretti con le cinture a cinque punti per dimenticarsi di tutto. La posizione di guida qui è perfetta. Non posso dire lo stesso per la frizione. La bidisco è tostissima da azionare e per partire bisogna farci un po’ la mano. Una volta in movimento però tutto sembra dannatamente facile.

Mezzo giro di ricognizione poi Michele Fabbri preme il magico bottone che attiva il Bang. Apriti cielo. Se prima la sensazione sul pedale del gas era di spinta, ora è di pura cattiveria. Ad ogni pressione corrisponde una risposta fulminea, piena ai bassi e cattiva agli alti. Il sound in abitacolo è più soffocato che sulla R2, ma la guida è decisamente più divertente.

La 208 T16 si lascia guidare che è un piacere. Sensibile ai comandi risponde ad ogni input del pilota senza filtri. Bilanciatissima, sottosterza e sovrasterza in maniera progressiva, talmente tanto che sembra di averla già guidata. Al secondo passaggio perciò sono già lì a giocare con gas e sterzo per cercare di guidarla come si deve. Inserisce decisa con il posteriore libero, sensibile ai trasferimenti di carico e al tiro rilascio, tecniche che consentono di farla girare prima della corda per poi accelerare full gas, derapare, e sfruttare al meglio la trazione 4x4.

Ma la cosa che mi ha stupito di più è che la ripartizione di coppia è molto spostata al posteriore.. scivola e sbanda, quasi quanto una posteriore! L’arena del flat track da toboga si trasforma in una piccola prova spettacolo. Un allungo in quarta sul dritto, piede sul freno per inserire nel curvone, poi sul gas per stabilizzare lo scivolamento e ancora a lavorare con lo sterzo per tenerla imbrigliata. Sinistra/destra per il tornantino più lento poi ancora seconda/terza e dentro alla destra con un bel traversone che si sfrutta per sbilanciarla sulla sinistra lunga che porta a una esse con cui si può giocare con i trasferimenti di carico e danzare da una parte all’altra in controsterzo! Prendo confidenza, la 208 T16 è un sogno.

Andare forte non è facile, perché c’è tanto sovrasterzo, ma chi se ne frega! Oggi siamo qui per giocare, come su una giostra da cui non vorresti mai scendere! Quattro giri sulla 208 T16 paradossalmente durano più che sulla 208 R2.E’ vero è facile, ma l’impegno e la tensione non sono da poco, come neanche la temperatura a bordo, a dir poco infernale.

Scendo dalla T16 con il fiatone e il sorriso a 88 denti. Difficile descrivere la valanga di emozioni al volante. Mai provato nulla del genere, ma non finisce qui, per chiudere in bellezza sale Paolo Andreucci al volante. Ora si fa sul serio. Pendoli, freni a mano e traversi lunghi una vita, di quelli da farti venire il torcicollo per cercare di guardare dove stai andando. Neanche a dirlo, nelle sue mani la 208 T16 è un’altra macchina, una specie di missile “terra-terra” che vola a un palmo dal terreno!

Peugeot 208 R5 T16 la scheda tecnica


MOTORE

Tipo: EP6 CDT
Posizione: trasversale anteriore
Cilindrata: 1598 cc
Numero di cilindri: 4
Potenza (CV DIN): 280 CV a 6000 g/min
Coppia (Nm): 400 Nm a 2500 g/min
Regime massimo: 7500 g/min
Iniezione: diretta ad alta pressione Magneti Marelli
Aspirazione: monovalvola
Numero di valvole: 16
TRASMISSIONE
Trazione: 4 ruote motrici
Frizione: bidisco
Cambio: 5 marce a comando sequenziale
Differenziale: 2 differenziali autobloccanti
TELAIO
Struttura e materiali: scocca + Centina di sicurezza tubolare
Sospensione anteriore: pseudo Mac Pherson
Sospensione posteriore: pseudo Mac Pherson
FRENI /STERZO
Freni anteriori: Alcon a 4 pistoni Ø 300 (terra) 355 (asfalto)
Freni posteriori: Alcon a 4 pistoni Ø 300 (terra) 355 (asfalto)
Sterzo: diretto ad assistenza idraulica
Cerchi: in alluminio monoblocco 8''x18'' (asfalto) / 7“x15“ (terra)
Ruote: asfalto 225x40x18; terra 215x65x15
DIMENSIONI
Lunghezza: 3.962 mm
Larghezza: 1820 mm
Passo: 2560 mm
Peso minimo 1230 kg asfalto / 1230 kg terra

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