Mercato Auto Italia 2014: commentiamo i dati di fine anno

Quelle poche immatricolazioni in più rispetto al 2013 sono “merito” del settore noleggio, grande protagonista del mercato 2014 con una crescita del 13,6%.

Immatricolazioni_Italia_2014_

E’ stato di appena 55.000 automobili in più il magro bottino del 2014 rispetto all’anno precedente: secondo i dati ufficiali diramati questa sera dal ministero dei trasporti ed elaborati dalle associazioni dei costruttori Unrae e Anfia, le nuove immatricolazioni sono state pari a 1.359.616 unità, il 4,2% in più sul 1.304.648 dello scorso anno, al lordo come sempre delle immancabili Km/0. E non si tratta neppure di un timido segnale dei clienti “privati”, le famiglie italiane per intendersi, fermi a quota 62,3% del mercato totale con appena 854.618 nuove auto acquistate, ovvero appena il 2,3% in più rispetto al 2013, ben al di sotto della variazione complessiva. Quelle poche immatricolazioni in più sono state infatti appannaggio, per non dire “merito”, del settore noleggio grande protagonista del mercato 2014 con una crescita del 13,6% e un totale di 264.252 unità. E’ sempre più evidente, dunque, la crescita di un nuovo costume automobilistico ispirato dalla proposta crescente di car-sharing di cui non è difficile prevedere un ulteriore forte incremento. Costi di uso ed esercizio ridotti al minimo e relativi soltanto alle necessità specifiche degli utenti con l’aggiunta di ulteriori vantaggi nell’uso urbano di libero accesso alle ZTL e ai parcheggi.

2014: un anno altalenante

Sono risultati tutto sommato deludenti rispetto a qualche fiammata di ottimistiche speranze sostenute da qualche colpo di coda all’inizio del 2014 quando febbraio registrò un +9,2 % dopo il +3,63% di gennaio e seguito dal +5,6% di marzo. Chiuso il primo trimestre con giusti motivi di fiducia e un +6,1% di crescita media, il secondo trimestre tornò invece a un risicato +1% di media abbattendo il vantaggio del semestre ad appena il 3,5% . I mesi estivi rivelarono un po’ di sprint in luglio non sostenuto però in agosto e settembre e chiudendo i primi 9 mesi ancora a +3,7%. Un ultimo picco, infine, in ottobre con un +9,2%, seguito da un +5% in novembre ma dal modestissimo 2,3% proprio in dicembre, è servito solo ad aggiustare di poco il bilancio di crescita finale al +4,2%.

Rinviato così all’anno in corso anche il simbolico indice di recupero oltre 1,4 milioni che qualche osservatore ottimista aveva preannunciato fino a poco tempo fa e confermato invece quel generalizzato clima di sfiducia dei consumatori registrato recentemente dall’ISTAT in materia di acquisto di beni durevoli.

L'automobile ed il difficile rapporto con la politica

ITALY-CHINA-DIPLOMACY

Si allontana sempre di più l’obiettivo di raggiungere i livelli fisiologici del mercato italiano stimato nell’ordine di almeno 1,8 milioni l’anno per garantire il necessario e comunque lento rinnovamento del parco circolante. Non si tratta in questo caso di sognare un ritorno alla spensierata prosperità di sette anni fa, ma soltanto di auspicare ora almeno l’aggiornamento di quei 10 milioni di vetture attualmente sulle strade nazionali ante Euro 3 con oltre 14 anni di vita che da oggi si avviano a compiere il 15°.

Maggiori consumi di carburanti, maggiore inquinamento e soprattutto maggiore rischiosità per l’incolumità degli stessi proprietari e degli altri, sono problemi che riguardano tutti a cominciare dalle autorità di governo che, peraltro, non ricavano neppure un utile fiscale ma, al contrario registrano ormai da anni perdite consistenti su piano finanziario come su quello sociale senza batter ciglio.

Si tratta di una inspiegabile filosofia politica che peggiora anno dopo anno inasprita semmai da sempre maggiori restrizioni e insostenibili oneri nell’esercizio che incide drammaticamente sul capitolo della irrinunciabile mobilità per esigenze di lavoro e di sopravvivenza per quei 29 milioni di pendolari italiani la cui alternativa all’auto è rappresentata da improbabili, fatiscenti e irregolari mezzi pubblici.

Sotto questo profilo, quindi, è difficile negare la validità della richiesta della detraibilità di parte dei costi d’acquisto, avanzata dall’Unrae e non solo, che non rappresenterebbe un costo per l’erario ma addirittura un guadagno concreto. Cose dette e ridette che cadono regolarmente nel vuoto e che oggi, a inizio di un nuovo anno, meritano di essere ricordate pensando a un parco circolante di oltre 35 milioni di auto abbandonate alla deriva per l’oggettiva impossibilità dei consumatori di affrontare un impegno troppo oneroso in momento di crisi e di grandi incertezze.

Le tendenze del mercato

US-ECONOMY-AUTO

Tornando ai numeri di oggi, che su base annua segnalano anche le nuove tendenze dei pochi consumatori, vanno segnalati il progressivo interesse per le motorizzazioni ibride, +41% ma ancora limitate numericamente a poco più di 21.000 unità, la simbolica presenza di un migliaio di elettriche, la crescita del diesel al 55% del totale e il proporzionale calo delle benzina (-2%) mentre tengono sempre discretamente GPL e Metano entrambi intorno al 7% di quota.

Inutile dire che, sul fronte dei segmenti di mercato, le scelte cadono sul piccole (A), utilitarie (B) e medie (C), in crescita queste ultime del 12%, che insieme hanno totalizzato quest’anno circa 1,2 milioni, lasciando alle auto di lusso (F) il record di crescita pari al 60% che però, in volumi reali, vuol dire 4.250 unità comprese le auto ufficiali e di noleggio VIP.

Qualche citazione, infine e per onor di cronaca, in relazione alla singole marche senza gradi sorprese: italiane a quota 27,8% del mercato con Alfa Romeo sempre in sofferenza, in linea con il mercato Volkswagen e Ford, un po’ meglio Opel con un +7%, molto bene Renault con un +23% soprattutto grazie alla Clio, formidabile exploit di Dacia a +40,9%, risultati algebrici di Citroen a -8,1 e Peugeot a +13 (ancora tutte da verificare le politiche del nuovo Boss di Psa Tavares) e un buon 11% in più per Toyota che viaggia bene sull’onda della nuova Aygo e delle sue ottime ibride è tutto ciò che balza all’occhio; per il dettaglio rinvio alla tabella ufficiale.

Inizia da qui il nuovo anno durante il quale vedremo ancora una più che intensa attività di tutte le multinazionali dell’auto attente non certo al mercato italiano quanto a quello mondiale che dovrebbe aver chiuso, malgrado i tanti sconquassi sparsi per il pianeta oltre gli 85 milioni di auto vendute, una cifra che parla da sola.

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