Andrea De Cesaris muore dopo un incidente in moto sul GRA di Roma

Dopo lo sfortunato incidente di Jules Bianchi al Gp di Suzuka di oggi, ci lascia Andrea De Cesaris. L'indimenticato protagonista della F1 degli anni '80 e '90 aveva al suo attivo 214 Gran Premi disputati.

Andrea De Cesaris

Una giornata nera per il mondo dei motori che, se da un lato incrocia le dita per l'incidente accorso al giovane Jules Bianchi, dall'altra apprende la scomparsa di uno dei grandi protagonisti della Formula Uno degli anni Ottanta, Andrea De Cesaris.

Pilota veloce, grintoso, era famoso anche per la sua propensione a gettare il cuore oltre l'ostacolo, tanto da esser stato soprannominato Oltremanica Andrea de Crasheris. Romano vero e schietto, è stato beniamino degli appassionati di Formula uno pur senza aver mai vinto un Gran Premio. Dopo aver sfidato per tanti anni la morte, oggi purtroppo la Signora in nero ha vinto la sua partita beffardamente, con un incidente sul Grande Raccordo Anulare di Roma, in sella ad una Suzuki 600. L'incidente è avvenuto intorno alle ore 14.00 al km 23.500, e l'ex pilota è deceduto sul colpo.

Andrea De Cesaris: la carriera

Andrea De Cesaris

Nato a Roma nel 1959, Andrea De Cesaris aveva la dote innata della velocità. Forse fin troppo, considerando come spesse volte, l'errore era dietro l'angolo. Già, perchè De Cesaris era amato dal pubblico e dagli appassionati proprio per questo suo modo di correre, fin dagli albori, da quel 1972 in cui cominciò la sua carriera nei go-kart. Un'ascesa veloce passata per l'obbligata scuola della Formula 3 britannica, luogo dove nacquero campioni come Ayrton Senna.

Di spiccata umanità, proprio con il brasiliano si fece carico di cercare, in quel tragico fine settimana di Imola, i punti pericolosi del circuito sulle rive del Santerno. Esordì in Formula Uno nel 1980, in Canada, al volante dell'Alfa Romeo, in sostituzione di Vittorio Brambilla. Poi il grande salto a Woking, a bordo della McLaren, fatto piuttosto inusuale per un italiano, appoggiato da una compagine inglese. I tanti incidenti incrinarono il rapporto con la scuderia angolsassone, ma era oggettivamente riconosciuta la sua enorme velocità.

Ecco dunque poi il ritorno in Alfa Romeo, dove ottenne le sue maggiori soddisfazioni. Al gran premio degli Stati Uniti- Ovest sul circuito di Long Beach ottenne la sua prima pole position. La domenica riuscì anche a condurre la prima parte del gran premio, prima di esser superato da Niki Lauda. Quando poi era oramai certo un secondo posto legittimo, una pinza dei freni si ruppe decretandone il suo ritiro.

Colse comunque un podio sul cittadino più famoso del mondo, a Montecarlo. Avrebbe potuto vincere e poter quindi ballare la sera con la principessa come era da tradizione, ma rimase senza benzina ad un giro dal termine. De Cesaris spiccava per essere uno vero, schietto. Un tipo che, come in pista così fuori, non si tirava mai indietro. Al Gran Premio degli Stati Uniti, Costa Est, si piazzò in prima fila, ma criticò aspramente gli organizzatori del circuito.

Era una Formula Uno diversa in cui c'era più umanità, scandita da rapporti più umani e meno da badge e pass. Gli anni in cui Ezio Zermiani poteva avvicinarsi e parlare tranquillamente con i protagonisti, avere dei rapporti. Gli anni in cui Federico Urban saliva in macchina proprio con De Cesaris, e si faceva spiegare per filo e per segno un giro del circuito di Imola.

Viveva per le corse in maniera viscerale, per la velocità. Dava sempre il 100%, sia che dovesse lottare per le prime posizioni, che per le ultime. Era in grado di tirare una staccata al limite, anche se doveva esser doppiato. Per maggiori informazioni, basterebbe rivolgersi a Nigel Mansell

Tanti gli incidenti negli anni seguenti, ma sempre con un unico denominatore: la grande velocità che il romano metteva. Dopo l'esperienza in Alfa Romeo arrivarono scuderie come la Ligier, la Minardi, la stessa Scuderia Italia o la Jordan in sostituzione di Eddie Irvine, Tyrrell dopo addirittura il suo ritiro. Chiuse la sua lunga carriera a bordo della giovanissima Sauber in sostituzione di Karl Wendingler, infortunatosi gravemente a Montecarlo.

Una carriera lunga più di 200 Gran Premi, costellata da una fantastica Pole position e da cinque podi, ma sopratutto, caratterizzata dalla sua estrema velocità, veracità e veridicità.

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