Centenario Maserati: in viaggio alle radici del Tridente

Si è concluso l'evento organizzato per festeggiare il centenario Maserati. Il nostro racconto di un'esperienza unica.


Non è facile condensare in poche righe il succo di tre giornate che ci hanno portato ad attraversare un secolo di storia. Vorresti dare più spazio ai racconti dei cugini Carlo ed Alfieri Maserati, alla passione espressa da Adolfo Orsi ed al fascino che emette un serpentone composto da 209 automobili. Vorresti scrivere un poema per raccontare la disarmante bellezza dei modelli esposti presso il Museo Enzo Ferrari, nel quale sono parcheggiate alcune fra le Maserati più affascinanti e significative mai disegnate. Ed invece non ci riesci. Perché le emozioni vissute durante il Maserati Centennial Gathering devono ancora essere elaborate ed assimilate. Pensate ad esempio di trovarvi a parlare con i figli di Ettore ed Ernesto Maserati, fondatori del Tridente insieme al fratello Alfieri.


Durante la chiacchierata abbiamo scoperto ad esempio che l’azienda nata a Bologna – proprio nel capoluogo si trova la statua del Nettuno, alla quale Carlo Maserati s’ispirò nel disegnare il simbolo del Tridente – divenne celebre nei primi anni di carriera perché riusciva a sviluppare un’auto da competizione in appena 6 mesi. “Tranne la strumentazione ed i pneumatici tutto era costruito in casa” ci racconta Alfieri, sottolineando poi come il Tridente abbia introdotto nel 1932 i freni idraulici sulle ruote anteriori, novità che Alfa Romeo e Mercedes avrebbero lanciato solo tre anni più tardi. Carlo ricorda invece l’esperienza del nonno con le candele di accensione, rese decisamente più affidabili e durevoli rispetto alle concorrenti. Alfieri intuì che un isolatore in ceramica avrebbe migliorato le prestazioni di questi componenti, altrimenti soggetti a frequenti rotture.


Le candele furono costruire dalla Fabbrica Candele Maserati, i cui manifesti erano disegnati dal fratello Mario. Alfieri scomparve nel 1932 e cinque anni più tardi i fratelli vendettero l’azienda ad Adolfo Orsi, imprenditore già attivo in numerosi campi ed abile ad intuire le potenzialità dell’automobile. Fu in questa fase che il Tridente raggiunse l’apice della sua gloria: nel 1938 e nel 1939 la 8CTF vince la 500 miglia di Indianapolis (prima casa italiana a riuscirci), nel 1957 Fangio si aggiudicò il mondiale Formula 1 e furono lanciati i primi modelli stradali, come ad esempio le A6 (1947), la 3500 GT (1957) e soprattutto la prima Quattroporte (1963). Orsi jr. ricorda anche l’esperienza del Tridente nella costruzione di vetture elettriche per bambini (“Era il 1956 ed io fui scelto come collaudatore”), prima di raccontare le dinamiche che portarono alla cessione del marchio a Citroen.


In quell’epoca Fiat stava per acquisire Ferrari (operazione conclusa nel 1969, nda) ed i grandi marchi nel settore delle automobili sportive furono in difficoltà economiche. Mio nonno intuì che senza l’aiuto di un partner non avrebbe potuto aumentare le potenzialità del marchio. Scelse Citroen in quanto gli vennero promessi investimenti nelle competizioni e soprattutto nell’acquisto dei macchinari necessari per ottemperare alle nuove regole in materia di emissioni”.


Gli accordi però furono differenti: Orsi stabilì inizialmente di vendere il 60% e di mantenere un posto nella società, ma alla fine si trovò estromesso e privato di una quota superiore al 70%. Era il 1968. L’anno successivo fu introdotta la Ghibli, vettura che nella sua declinazione più attuale è costruita nello stabilimento Fiat di Grugliasco. Qui lavorano circa 2500 persone e oltre 300 robot, che in due turni – la capacità può comunque essere maggiorata – possono realizzare circa 100 Ghibli e 50 Quattroporte. Suscita tenerezza il paragone con l’officina aperta nel 1914 in Via de’ Pepoli 1, a Bologna, dove i fratelli Ettore ed Ernesto si dedicarono alla riparazione ed all’elaborazione di automobili. Il parallelismo è comunque significativo per evidenziare l’attuale dimensione del marchio: da realtà artigianale a costruttore ormai di volume, che dovrà scalare entro 5 anni il muro delle 70.000 automobili/anno.

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