Jeep Renegade: primo contatto

Abbiamo trascorso qualche ora in compagnia della Jeep Renegade. Ecco com'è andata.


La Renegade ci è stata descritta come 'una Jeep nata per essere una Jeep'. È un modello di taglia insolitamente ridotta per i canoni del marchio statunitense, ma non è privo di quei tratti salienti che le sette feritoie rendono espliciti: questa B-SUV è robusta, abile in fuoristrada, ha carattere e vanta l’inconfondibile muscolatura tipica di ogni Jeep. Eppure la Renegade è una Jeep ben lontana dai classici stereotipi: è curatisisma, raffinata, piacevole, molto più europea e civile di tutti i modelli che l'hanno preceduta. Lo si nota appena saliti a bordo.

Nell'abitacolo sono distribuite alcune finezze che garantiscono un notevole ‘wow effect’, come ad esempio la zona rossa del contagiri che richiama uno schizzo di fango ed i continui riferimenti alla X, che a molti sembreranno incomprensibili ma che in realtà alludono alla X presente sulla tanica della benzina compresa nel kit multiuso della Willys MB (1941). Oppure le prese d’aria ricavate sullo scatolotto che ingloba alcuni sistemi per l’assistenza alla guida, che stilizzano i fanali rotondi e le sette feritoie. Sono questi elementi che forniscono l'impressione di guidare una vettura più europea e meno rustica delle Jeep a cui siamo abituati. L’impressione si trasforma in certezza non appena disegniamo le prime curve.

La Renegade è comoda, ben bilanciata, silenziosa e davvero facilissima, non va in crisi nemmeno quando si forza l’andatura e sfodera un’attitudine da passista che la rende adatta anche a lunghe trasferte autostradali. I tecnici del marchio statunitense sono riusciti a legare queste virtù con un comportamento in fuoristrada altrettanto valido. La Jeep Renegade mantiene comunque le stimmate della vera fuoristrada, ed alcune soluzioni provano come l’estetica da off road non sia separata dai contenuti: la modalità Snow prevista dal Jeep Active Drive innesta automaticamente la seconda per evitare che le ruote girino a vuoto, mentre selezionando una modalità diversa dalla Auto le marce vengono cambiate con minor frequenza e permettono così di sfruttare tutta la coppia a disposizione del motore.

Questo avviene in presenza dell’ottimo cambio automatico a 9 rapporti, montato dall’esemplare che abbiamo guidato oggi per un totale di circa 100 chilometri. Il test ci ha portato anche ad affrontare un breve tratto lontano dall’asfalto, ma è al volante della Trailhawk che abbiamo apprezzato la bontà del lavoro svolto: le modifiche rendono l’auto più specialistica ed incisiva, tanto nell’estetica quanto soprattutto nella dinamica di guida. Il nostro esemplare era equipaggiato con il 2.0 Multijet da 140 CV e 350 Nm, unità che restituisce prestazioni nella media (0-100 km/h in 11.5 secondi) e consumi migliorabili: a 130 km/h il cambio automatico 9 marce lavora a 2.000 giri/minuto, regime che pensavamo inferiore e che si traduce in una percorrenza istantanea pari a 12 km/l.

La media al termine della nostra uscita è stata pari a 9 km/l. Questo è uno dei pochi difetti che abbiamo riscontrato, insieme alla comparsa di qualche fruscio aerodinamico a velocità autostradale e alla mancanza di centimetri utili: la Renegade è lunga 4.23 metri, ma l’abitacolo è meno ampio di quanto si possa immaginare. In Italia la Jeep Renegade sarà ordinabile da settembre. Chi non ha fretta di parcheggiarla in garage può attendere gennaio e l'arrivo di un allestimento d'attacco, chiamato Sport ed abbinato al 1.6 benzina aspirato, che abbasserà la soglia d'accesso a circa 20.000 euro.

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