FCA Investor Day: oggi la resa dei conti

Oggi il giorno più lungo di FCA: fra poche ore a Detroit il via all’ “Investor Day”. Per sapere se davvero entro cinque anni sarà davvero un colosso mondiale.

Sergio Marchionne - Harald Wester - John Elkann

Martedi 6 maggio 2014. Oggi. Una data che ricorre nelle cronache dell’automobile ormai da tre mesi. Da quando il 29 gennaio Sergio Marchionne e John Elkann confermando l’acquisto totale di Chrysler rinviarono a questa giornata l’annuncio del nuovo, definitivo, piano industriale della altrettanto nuova FCA, Fiat-Chrysler Automobiles. Ci vorranno cinque anni dai tre iniziali, per portarlo a termine sotto la guida di Sergio Marchionne per l’intero periodo. E’ il D day, il “Giorno più lungo” di tutta la storia dell’azienda automobilistica italiana nata 115 anni fa. Questa volta non saranno gli americani a sbarcare in Normandia per salvare l’Europa ma gli italiani sbarcati in America, diventata la terra promessa dove ricominciare tutto daccapo. Una nuova vita, una nuova storia iniziata cinque anni fa, con un obiettivo ambizioso come quello di produrre dai 6 ai 7 milioni di automobili l’anno entro il 2018 e sedere di diritto al tavolo dei grandi costruttori globali del pianeta.

Sono le 8,30 mentre scrivo, le 2,30 a Detroit, Michigan, e fra sei ore esatte, alle 8,30 locali, il generale Marchionne con i suoi 18 ufficiali dello stato maggiore, i capi di ogni marca del gruppo, affronterà la platea mondiale per spiegare la strategia preparata per vincere la sua guerra. Una platea virtuale che seguirà a distanza l’evolversi delle comunicazioni economico finanziarie e industriali, e un pubblico accreditato presente fisicamente, composto da cento giornalisti e soprattutto 200 analisti di ogni bandiera. Saranno loro, alla fine della lunghissima, stressante giornata, a sottoporlo a una salva di domande che prevedibilmente non saranno tutte benevole. Ogni parola di Marchionne e del suo staff, ogni cifra, ogni dettaglio, questa volta più che mai saranno vagliate e soppesate come e più che in un processo in Corte d’Assise.

Per gli americani si tratterà di vedere confermate le certezze del futuro di Chrysler uscita da un drammatico fallimento, per gli italiani quella di un vero rilancio delle fabbriche e del lavoro. Nulla potrà essere lasciato al caso, non ci sarà spazio per programmi o promesse non adeguatamente documentate e credibili. E, più che mai, al centro della nuova strategia ci sarà quell’Alfa Romeo passata di colpo dal ruolo di Cenerentola a quello di protagonista primaria. Per la squadra americana la star sarà invece la Jeep, ugualmente importante sui due fronti dell’Atlantico, con un altro forte obiettivo di raddoppio della produzione nei prossimi anni a 1,5 milioni di unità/anno.

Ma di certo sarà il “caso Alfa” sotto la lente d’ingrandimento. Troppe volte in passato erano stati annunciati sviluppo produttivo (300.000 unità l’anno oggi a quota 70.000) e gamma di modelli mai nati. Solo quattro anni fa, proprio Marchionne parlando a chi come noi sollecitava la valorizzazione dell’Alfa, spiegò che “storia e tradizioni non sempre servono…”. Per fortuna ha cambiato idea e il colpo di scena dello scorporo del marchio, di cui oggi sapremo di più, dimostra il convinto cambio di rotta.

Ci vorranno non meno di 12 ore, fino alla tarda notte italiana, per completare il quadro del futuro di FCA. La regia è stata studiata da tempo in ogni minimo dettaglio, le cose da dire, le cifre da mostrare e il come dirle e diffonderle. Se non ci saranno cambiamenti dell’ultima ora, la seduta non sarà trasmessa in diretta video e voce, almeno da parte di FCA. Una scelta apparentemente singolare oggi che tutto è affidato alla Rete. Ma questo è un evento speciale e per Marchionne e i suoi è necessario che l’informazione sia sotto controllo assoluto per evitare equivoci o anche solo banali errori di interpretazione. E non saranno concesse in prima battuta neppure interviste personali a nessun giornale o TV per quanto di prestigio possa essere. Da giorni ormai, a Torino come a Detroit si respira l’aria tesa, attenta e rigorosa che prelude i grandi eventi.

Le aspettative e gli interrogativi cui dare un senso sono tanti, forse perfino troppi. I modelli da realizzare, la scommessa con i nuovi mercati primo fra tutti quello cinese, l’assetto dei marchi, Fiat in testa, il grigio destino della Lancia, il ruolo dei modelli Chrysler e il complesso gioco delle piattaforme comuni, e soprattutto l'ambiziosa sfida ai durissimi rivali delle auto di lusso. Ma sopra ogni altra cosa l’interrogativo chiave: le risorse finanziare. Servono molti soldi, per coprire i debiti comunque ancora pesanti (nell’ordine dei 10 miliardi) ma ancor più quelli necessari a finanziare i nuovi modelli. Per capirsi, serviranno secondo le stime non meno di 4, 5 miliardi solo per il ciclopico rilancio dell’Alfa. La partita in definitiva si gioca su questo e non a caso quello di oggi è stato definito “Investor Day”. Noi, pubblico generico, giornalisti, analisti e osservatori vari, oggi saremo in platea per assistere a una comunicazione destinata prima che a noi proprio agli Investitori. Che saranno, alla distanza, i veri arbitri di questa storica giornata.

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