L'importanza di Alan Mulally per Ford, la sfida di Mark Fields

Cosa ha significato Alan Mulally per Ford, cosa ci si aspetta da Mark Fields.

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Bill Ford getta la spugna. Mulally lascia Boeing e assume i poteri. Il titolo balza nell’after-hours.

Con questo titolo il Sole 24 Ore annunciava la nomina di Alan Mulally al vertice della Ford il 6 settembre 2006. Per il mondo dell’automobile era un nome del tutto sconosciuto almeno quanto era famoso e accreditato in quello dell’industria aeronautica mondiale. Fu una sorpresa per tutti ma la notizia fu accolta con una certa freddezza (salvo che nell’area finanziaria) non solo perché Alan non era un “car guy”, non era cioè uno specialista dell’auto, ma soprattutto perché in quel momento la situazione finanziaria e strutturale dell’azienda faceva acqua da tutte le parti.

In quel "Bill Ford getta la spugna" c’era tutto il dramma dell’intera storica famiglia e del pronipote del fondatore uscito da cinque anni di gestione del tutto fallimentare dopo anni di grande successo e ricchezza per l’Ovale Blu, considerata l’azienda più remunerativa al mondo. Bill era subentrato in fretta al suo predecessore Jack Nasser che si era lasciato tentare dall’avventura della “new economy” come la chiamavano allora. Nasser fu travolto definitivamente, alla fine del 2001, da circa duecento incidenti mortali causati da pneumatici Firestone montati sul SUV Explorer che costarono miliardi in risarcimenti. Bill Ford aveva ereditato insomma una situazione molto difficile che peggiorò progressivamente e pericolosamente negli anni successivi.

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Bisogna partire da questo per capire il "miracolo Mulally" come lo definì “Le Monde” già nell’ottobre 2010, mentre l’anno dopo un altro titolo indicava il manager come "Il nuovo Ford – Mulally come Henry – Rinasce il gigante". Non sono dunque parole di circostanza quelle scritte oggi da Bill Ford, che abbiamo pubblicato integralmente. Ford ha ricordato a tutti i dipendenti come sotto la sua guida sia stato realizzato "uno dei più rilevanti rilanci della storia del business in generale".

Di Alan, che fra due mesi lascerà definitivamente il timone dell’azienda saldamente ancorata nel porto sicuro dei profitti e ricca di programmi ben definiti per il prossimo futuro, si parlerà ancora a lungo. Tanti sarebbero i passaggi strategici e operativi, primo fra tutti il clamoroso rifiuto dei soldi pubblici americani nel 2009 dopo il fallimento di GM e Chrysler, e tanti anche gli aneddoti personali.

La storia di come sia riuscito a compiere tanto felicemente la sua “mission impossibile” in meno di otto anni potrebbe essere portata nelle università, corredata per di più da uno stile di leader più che raro nel mondo dei manager di rango, per la sua capacità di trasmettere i fondamentali concetti del lavoro di squadra contraddistinto dall’ormai famoso slogan "One team, one goal, one Ford". E, infine, di come sia stata lungamente preparata, insieme a Bill Ford, la staffetta con Mark Fields cui il primo di luglio Mulally consegnerà il testimone. A titolo del tutto personale posso dire, ricordando tanti incontri ufficiali, tante conferenze stampa e tavolate insieme ai colleghi di ogni Paese, che lo rimpiangeranno anche i giornalisti che lo hanno conosciuto, ascoltato, intervistato o scambiato semplicemente qualche battuta scherzosa cui Alan è sempre stato pronto. E anche per questo credo che non lo perderemo di vista, qualunque cosa abbia scelto di fare di qui in poi, perché di certo non andrà a pescare le trote.

Ford Names Mark Fields As Next CEO To Succeed Mulally

Sulla carta, per quanto difficile sarà sostituire un personaggio dirompente come Alan, Mark Fields ha l’età, 53 anni, e l’esperienza di una persona che ha vissuto metà della sua vita in Ford occupandosi nel tempo di ogni aspetto dell’azienda e della sua organizzazione, dallo sviluppo prodotto agli acquisti all’engineering, e già dal dicembre 2012 era stato nominato COO (chief operating officer).

Era l’anticamera del vertice, come era chiaro da tempo che Mark ormai non aveva rivali nella successione cui lui stesso aspirava da sempre. Senza contare che poco dopo il suo insediamento fu proprio Mulally a nominare Mark Fields, che allora aveva 45 anni, responsabile per il mercato americano. Ma è inutile cercare analogie fra i due manager perché non ce ne sono. Di certo Mark è un uomo preparato, scaltro, con una esperienza anche molto commerciale e di mercato, e non ultimo visibilmente ambizioso. Un paio d’anni fa ottenne i favori del New York Times che gli dedicò una pagina in cui, fra l’altro, si lasciava intendere che lui sarebbe stato pronto alla leadership assoluta già nel 2006. Per fortuna sua e della Ford arrivò invece Mulally che oggi, spiegando il motivo del suo ritiro anticipato, ha detto: Ora Mark è pronto per guidare la nostra compagnia nel futuro come CEO.

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