Qui a Bruxelles all’Our Future Mobility Now è arrivato il momento dei big. Sono presenti tra gli altri Dieter Zetsche per Daimler, Philippe Varin per PSA, Leif Johansson per Volvo, Alfredo Altavilla per Iveco, Harrie Schippers per DAF, Nick Reilly per Opel. A certificare il valore della giornata, la presenza del primo ministro belga Yves Leterme. Conferenza stampa introduttiva, con presentazione successiva delle idee dei giovani delegati e tavola rotonda finale.
La conferenza si svolge in maniera incalzante, vediamo se riusciamo a seguirla in diretta. Parla per primo Zetsche Daimler: questa giornata fa parte di un progetto per il dialogo sulla mobilità sostenibile. Vogliamo dialogare con i giovani: le auto sono state inventate da ragazzi giovani, non da anziani settantenni (una battuta questa). Abbiamo bisogno di nuove soluzioni per la mobilità. A questo evento stanno partecipando ragazze e ragazzi da tanti Paesi. E’ a loro che ci rivolgiamo per chiedere cosa vogliamo e come lo vogliamo. Per noi oggi si tratta di un punto di partenza e che non una conferenza che finisce in serata.
Prende la parola Leif Johansson per parlare dei servizi integrati sulle auto. Secondo Johansson è necessario Volvo non vede l’auto come un oggetto singolo, isolato dal resto del mondo. Immaginano un mondo dove le auto sono connesse tra loro ed all’esterno per fornire qualcosa di più agli automobilisti che non l’auto come l’abbiamo vista fin’ora.
Per Philippe Varin per servizi di mobilità, non si intende “solo” andare da un punto all’altro, è qualcosa di più. PSA collabora con i giovani ed ha aperto progetti di collaborazione con think tank. Si parte comunque dalle necessità dei clienti, considerando ogni tipo di cliente e facciamo in modo che i nostri ingegneri per soddisfarli. Nello stesso tempo non è possibile accontentare tutti subito. Per PSA l’auto elettrica è già realtà.
Una considerazione che sembra accomunare tutti: i produttori investono milioni di dollari ogni anno per sviluppare nuove tecnologie. Ma finchè queste non inizieranno a vendere, e quindi rientrare degli investimenti, i costruttori saranno costretti a continuare con il mercato tradizionale, per finanziare le nuove tecnologie. L’immagine del cane che si morde la coda è servita.
Durante la conferenza con il pubblico prende parola Zetsche Daimler: questo e’ il momento per migliorare il dialogo tra le case ed i giovani. Vent’anni è l’età in cui magari non si ha l’auto migliore ma è quella in cui si può andare dove si vuole, e si guarda al futuro, si scelgono le proprie strade. 100 anni fa giovani europei inventarono ciò che possiamo considerare l’ipad o il facebook di quell’epoca. Le loro idee sono andate oltre i confini dell’europa ed hanno conquistato il mondo. Parliamo di Carl Benz, Armand Peugeot, i fratelli Renault o Ferdinand Porsche, tanto per citarne qualcuno. E va anche detto che inizialmente le possibilità ed i tipi di tecnologia per il motore erano certamente più di una: il motore a scoppio non era la soluzione unica. Certamente lo sviluppo dell’automobile non va avanti con la precisione e la costanza di un orologio. Ci vuole tanta tenacia, perseveranza e lavoro.
Qui in Europa abbiamo un vantaggio competitivo: riusciamo a investire, abbiamo il più grande portafoglio di nuove tecnologie. Per esempio negli ultimi anni abbiamo tagliato le emissione del nox del 96%, abbiamo diverse soluzioni per le batterie per i motori elettrici… Dobbiamo continuare a lavorare e produrre nuove idee per continuare a mantenere il vantaggio europeo nel mondo dell’automobile: ne va di milioni di persone del nostro continente.
Il premier belga Yves Leterme sembra riprendere lo stesso tema: l’Europa è numero come produttore di auto. I workshop che si sono tenuti in questi giorni servono per stimolare i giovani nel dialogo con le aziende. Il forum non vuole essere un libro da sistemare in una biblioteca quanto invece qualcosa da utilizzare davvero.
Vengono allora presentate le idee dei ragazzi, sintetizzate in alcune infografiche. Si va dal mobility roaming, un sistema di condivisione delle informazioni per scegliere quando e quale sia il percorso consigliato. Il Personalised Adaptive Safety System è invece un sistema integrato che ti avvisa delle condizioni stradali e se la tua guida è corretta, combinato a pannelli personalizzabili con le informazioni desiderate, al quale si aggiunge strade che decidono quante corsie possano avere in quell’esatto momento. Simpatica l’idea del pannello posteriore per i camion, che con telecamera posizionata sul’anteriore ci permette di avere una visuale di cosa c’è davanti al mezzo stesso.
Si va avanti a parlare di mobilità e di tecnologie. Alcune delle idee dei ragazzi sono già allo studio. Philippe Varin cita l’esempio del sistema Citroen che è molto simile a quanto proposto con il mobility roaming. Varin continua dicendo che tutti cercano di ridurre lo spreco di petrolio ed al tempo stesso spingono sul reciclo dei materiali; bisogna continuare a lavorare sul cerchio completo.
Per quanto riguarda il car sharing, c’è da dire che il “possedere” è un concetto fondamentale nella società del consumismo. Per questo motivo è difficile che possa avere un successo immediato, questo non significa che non si vada avanti nel progetto.
Zetsche aggiunge che le modifiche nella domanda e le nuove opportunità ti forzano a cambiare e non ti permettono di dormire sugli allori. Per ora effettivamente il car sharing non è un grosso business ma è un’opportunità e i costruttori vogliamo esserci.
L’ultimo messaggio è per i giovani. Gli ultimi dieci anni sono stati dominati dai banchieri, tutti i partecipanti credono che i prossimi 10 anni saranno degli ingegneri. Coro unanime “we need skills”.
fabio27
24 giu 2011 - 02:52 - #1Maremma bella, quanti bla bla. Qualcuno si mettesse a lavorare per fare quello che fece Giacosa negli anni 50: togliere 200 kg alle auto piccole, dove è più difficile. Sarà pure vero che oggi vogliamo condizionatore, servosterzo, airbag. Ma oggi ci sono materiali che Giacosa si sarebbe sognato. Chili in meno e gomme un po’ meno grosse vogliono dire meno motore, meno batterie, nel caso delle elettriche o delle ibride, meno tutto. Invece si inventano sistemi di infotainement, come se l’auto fosse un lettore DVD e non avessimo già i telefonini che fanno tutto.
cosaecome
24 giu 2011 - 11:10 - #2concordo, una marea di parole inutili, dopotutti tutta quella gente lì è pagata per fare e dire solo che quello…..
ma da quando in belgio c’è un primo ministro? non erano rimasti senza governo per + di 1 anno? ne hanno rifatto uno?
steffa
24 giu 2011 - 12:01 - #3appunto, io non capisco di cosa stiano parlando, comunicazione con le altre auto? eh? intanto Google sperimenta con successo l’auto totalmente automatica. Vogliono fare reale innovazione? c’è da migliorare l’economicità, la sicurezza, il divertimento alla guida e l’impatto ambientale, cosa mi interessa vedere il muso del camion?
gianlkr
24 giu 2011 - 21:23 - #4@steffa: era presente anche Volkswagen con l’auto costruita in collaborazione con Google. Presentazione statica, ovvero ad auto ferma, accompagnata dai filmati che abbiamo già visto più volte. I temi che hai sollecitato sono stati discussi durante il forum, alcuni li trovi negli altri post legato all’evento. Ho modificato la parte relativa al pannello del camion, scritta mentre veniva spiegata al pubblico: ora dovrebbe essere più chiara. :)
Ciao! :)