Il futuro è nelle auto che si guidano da sole, e non lo dicono le case

Henrik Christensen, esperto di tecnologie e robotiche, parla del sistema di auto-guida di Google, ma non solo.

Le auto che si guidano da sole sembrano un'idea lontana oggi, ma nei prossimi 20 anni saranno assolutamente normali, secondo Henrik Christensen, professore di Scienza del Computer al Georgia Institute of Technology e presidente di Robotica al Kuka. Secondo il professor Christensen, dunque, i bambini che nascono oggi non dovranno mai imparare a guidare una macchina. Semplicemente, non ne avranno bisogno.

Nell'intervista rilasciata a "FW: Thinking", il docente spiega che è ragionevole pensare a questa ipotesi visto che già oggi in alcuni stati americani (Nevada, Florida, Michigan e California, mentre in Texas è allo studio una legge del tutto simile) è legale l'utilizzo del sistema di auto-guida di Google. Gli 'autonomous vehicles' di Google hanno del resto già superato il traguardo delle 300 mila miglia percorse (oltre 400 mila chilometri) senza un incidente. Sono una realtà che, ulteriormente sviluppata su tracciati anche più difficoltosi e su strade innevate, non potrà che caratterizzare l'immediato futuro sulle autostrade e nelle metropoli.

Christensen mette in un certo senso anche in guardia dal rischio di disimparare a guidare una macchina. E il suo parere non può che essere autorevole visto che ha scritto "Roadmap for Us Robotics", in cui parla di quanto i robot possano essere preziosi per affrontare i problemi che ci ritroviamo ad affrontare tutti i giorni.

Google self driving car

I robot non saranno solo in grado di guidare, ma ci faranno felici anche in tanti altri modi, secondo il docente americano dell'università georgiana. Nel corso dei prossimi cinque - dieci anni, infatti, non dovremo più fare tante delle cose che non ci piacciono: "Il che significa che avremo più tempo per fare quelle che ci divertono". Anche se per molti proprio guidare un'auto è una delle cose più divertenti e rilassanti che ci siano. Nel video, l'intervista completa con il dottor Christensen.

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