Alfa Romeo Alfasud è il nuovo Taboo

Sulla nostra pagina di Facebook vi abbiamo chiesto di indicarci la vostra auto taboo nel torneo "Auto belle ormai obsolete"; la preferita fra una serie di modelli andati da parecchi anni fuori produzione: ha trionfato l’Alfa Romeo Alfasud, storica della casa italiana in produzione fra il 1972 ed il 1984. La vettura, concepita alla fine degli anni sessanta, venne ideata per espandere la gamma prodotti verso il basso attraverso una trazione anteriore da contrapporre a mostri di vendita come la Fiat 128. La storia del modello è strettamente legata a quella dello stabilimento di Pomigliano d’Arco, centro produttivo nel napoletano che venne aperto proprio per assemblare Alfasud ed incrementare i posti di lavoro nel meridione.

La prima generazione della vettura, nata dalla collaborazione di Giorgetto Giugiaro ed Aldo Mantovani, venne presentata al Salone dell’Automobile di Torino nel 1971, con le prime consegne risalenti a giugno 1972. All’epoca era un modello di indubbio valore tecnologico: oltre a portare al debutto su un’auto del biscione la trazione anteriore, il mezzo era dotato di soluzioni meccaniche raffinate come il motore 4 cilindri boxer (naturalmente equilibrato e con basso baricentro), retrotreno a ponte rigido e avantreno MacPherson, studiato dai tecnici Alfa Romeo per essere compatto e mantenere il cofano ad una bassa altezza.

Alfasud è stata prodotta in tre serie nei suoi 12 anni di vita e ne sono state vendute 1.017.387 unità con carrozzeria hothatch, coupè e giardinetta. La prima serie si mise subito in luce per un ottimo comportamento stradale (lo riconobbe anche un giovanissimo Tiff Needell, incoronandola auto della decade '70), la tenuta di strada e la spaziosità dell’abitacolo. Meno lusinghieri i giudizi sulla qualità costruttiva e sulla mancanza del contagiri e del servofreno (difetti risolti dal 1973). Il motore di lancio, il 1200 CC da 63 CV e 8.5 kgm a 3500 era abbinato ad una trasmissione manuale a 4 marce. Nel 1974 venne lanciata l’Alfasud L, dotata di un allestimento più ricco e finiture più curate, motore migliorato nell’erogazione (9 kgm a 3200 rpm); a partire dal 1975, con l’arrivo della trasmissione a 5 rapporti, l’auto venne denominata Alfasud 5m: su quest’ultima un particolare trattamento dei lamierati consentì di risolvere i problemi di ruggine che manifestavano le prime versioni.

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L’allestimento sportivo Ti debutto nel 1973 ed era dotato di appendici aerodinamiche specifiche, cerchioni e pneumatici maggiorati, nuova mascherina con 2 paia di gruppi ottici, selleria in misto stoffa/skai, sterzo a 3 razze, il tanto agognato contagiri, manometro dell’olio e termometro dell’acqua. Il propulsore 1.2 erogava ora 68 CV; merito di nuovi alberi a camme e del carburatore doppio corpo. Non mancavano il cambio a 5 marce ed il servofreno. Nel 1976 la cilindrata del motore aumentò a 1286 cc con una potenza di 75 CV. Un anno prima fu invece la volta della variante giardinetta che non fu propriamente un successo commerciale a causa della linea assai discutibile.

La seconda serie fu prodotta dal 1977 al 1980 e, oltre a piccole modifiche estetiche, fu declinata anche nella versione “Super”, caratterizzata da finiture più curate, motore 1200 da 63 CV o 1300 da 68cv. Essa prese il posto della “5m”. Nel 1978 la cubatura dell 1.300 crebbe da 1286 a 1351 cc, capace di una potenza di 71 CV. Contemporaneamente, sulle Ti, il boxer 1.300 fu affiancato da una versione da 1490 cc (la “1.5”) da 84 CV.

La terza serie, prodotta dal 1980 al 1984, fu caratterizzata da un styling profondamente rinnovato sia per la carrozzeria che per gli interni. La gamma si articolava su due 1.2 con 4 e 5 rapporti e potenze rispettivamente di 63 e 68 CV, sul 1300 cc portato a 79 CV e sul prestazionale 1.5 da 84. Nel 1980 vennero potenziati i propulsori grazie all’arrivo del bi carburatore: il 1351 cc passò ad 86 Cv ed il 1490cc a 95. Quest’ultimo divenne nel 1982 il motore dell’allestimento di punta, l’ “1.5 5porte Quadrifoglio Oro”, dotato di interno in velluto, volante in legno, mascherina argento metallizzato. Nel 1982 debuttò il portellone posteriore per le versioni 5 porte SC. Alla base della gamma rimase la S a 4 porte. Nel 1982 la “1.5 Ti”, cedette il passo alla “1.5 Ti Quadrifoglio Verde” da ben 105 CV, riconoscibile per i cerchi in lega, le bandelle sottoporta e i sedili più sportivi.

Come detto in precedenza, nella storia dell’Alfasud figurò anche una variante coupè, la “Sprint”: lanciata nel 1976 ed ispirata all’Alfetta GT della quale però non ebbe lo stesso successo a causa di un prezzo elevato relazionato ad una qualità non sempre al top. La gamma propulsori e quella allestimenti andò di pari passo con quella della 4 porte. Col debutto della 33 che sostituiva l’Alfasud, la Sprint venne modificata nella meccanica adottando lo stesso sistema frenante del nuovo modello (freni a disco nella parte anteriore posti sui mozzi e freni a tamburo posteriori). Nel 1986, insieme a sostanziose modifiche alla linea, arrivò la nuova Quadrifoglio Verde, riconoscibile per un piccolo alettone posteriore, con motore che passo da 1.5 a 1.7 litri di cilindrata e potenza di 114 CV. La produzione della Sprint terminò nel 1989.

Per la seconda edizione del torneo "Auto belle ormai obsolete", potete suggerirci le vostre preferite fra le auto amarcord andate fuori produzione: potrete poi votarle iscrivendovi alla nostra pagina su Facebook

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