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Gli ingredienti per realizzare una pubblicità di notevole impatto sono perfino semplici da reperire: bastano infatti acqua, sale, farina di riso, glicolo propilenico FD, colorante e glicerina. Oltre a tanta fantasia, necessaria per immaginare una campagna pubblicitaria dalle caratteristiche decisamente originali. Il titolo “Eat the Road” viene interpretato alla lettera, grazie alla possibilità di addentare un foglio con sopra riprodotta una strada e capire in tal modo gli effetti sull’asfalto di una Volkswagen Golf R. La pubblicità è riservata al solo Sud Africa.
La casa della brugola
29 mag 2011 - 06:17 - #1La GOLF R l’ho provata ieri 28/05/2011 a Misano in occasione dei Volkswagen Powerdays, non sarei più sceso, è incredibile, potenza, aderenza, confort, un brivido cosmico in ogni curva, fate come me e chiedete al pilota che la porti lui per un giro, questa macchina graffia l’asfalto.
Grazie Volkswagen.
P.S. qualche filantropo me la regala?
Deutschland Uber Alles
29 mag 2011 - 08:15 - #2Questa pubblicità è dedicata ai fiattari rosiconi. Il tipo nella foto è evidentemente un fiattaro che sta rosicando la carta della pubblicità perché non può permettersi un bolide germanico e deve accontentarsi della Freemont!
Blue sky
29 mag 2011 - 08:35 - #3senza parole!!
la pubblicità più brutta della volkswagen….eppure le altre mi erano piaciute molto
1# grazie Ferdinand Piëch per il tuo commento pubblicitario
2# di solito è il contrario sono quelli che dopo aver comprato una volkswagen rosicano e vengono colti da stati di solitudine e noia profonda per la tristezza della linea della loro machina
FiatForLife
29 mag 2011 - 08:36 - #4Io un morso lo darei pur di avere un’auto italiana anche solo simile, invece nulla e futuro ancora peggio :( amen, almeno adesso non mi rosicchio le unghie ma la pubblicità :)
mikness360
29 mag 2011 - 09:41 - #5la nissan gtr è la principale causa delle voragini di roma…gtr sempre!!
lxnka
29 mag 2011 - 09:46 - #6Da wikipedia un’impressionante somiglianza con la situazione attuale:
L’economista John Kenneth Galbraith ha individuato almeno cinque fattori di debolezza nell’economia americana responsabili della crisi del ‘29:
cattiva distribuzione del reddito;
cattiva struttura, o cattiva gestione delle aziende industriali e finanziarie;
cattiva struttura del sistema bancario;
eccesso di prestiti a carattere speculativo;
errata scienza economica (perseguimento ossessivo del pareggio di bilancio e quindi assenza di intervento statale considerato un fattore penalizzante per l’economia).
Dopo la Grande Guerra gli Stati Uniti conobbero un periodo di prosperità e progresso trainato soprattutto dal settore automobilistico (che a sua volta ha trascinato con sé altri settori come l’industria metallurgica, della gomma, il settore petrolifero, dei trasporti ed edile). Sembrava essersi innescato un circolo virtuoso: l’alta produttività permetteva di mantenere inalterati i salari e i prezzi dei prodotti sul mercato. Questo favoriva quindi gli investimenti che permettevano a loro volta di aumentare la produttività. Tuttavia agli investimenti e al continuo aumento della produttività, non corrispose una proporzionata crescita del potere d’acquisto. Nei primi anni dopo il primo conflitto mondiale, lo sviluppo era stato infatti sostenuto dai risparmi accumulati negli anni della guerra e dai bassi tassi d’interesse.
Una seconda contraddizione interna all’economia statunitense era rappresentata dal sistema finanziario. Non furono posti limiti alle attività speculative delle banche e della borsa valori, dovute alla volontà da parte degli acquirenti di detenere titoli, non tanto per ottenere dividendi e dunque profitti, quanto per aumentare il proprio capitale. Si comperava per rivendere, senza preoccuparsi della qualità dei titoli: all’aumento della domanda dei titoli si accompagnò quella delle quotazioni. A tutto questo va aggiunta la responsabilità dei rappresentanti delle holding che detenevano portafogli d’azioni e che quindi avevano interesse che i corsi dei titoli si alzassero. Per spingere i risparmiatori all’acquisto dei titoli, questi effettuavano dichiarazioni troppo ottimistiche. L’aumento del valore delle azioni industriali, però, non corrispose a un effettivo aumento della produzione e della vendita di beni tanto che, dopo essere cresciuto artificiosamente per via della speculazione economica diffusasi a tutti i livelli in quegli anni, scese rapidamente e costrinse i possessori a una massiccia vendita, che provocò il crollo della borsa.
La caduta della borsa colpì soprattutto quel ceto di media borghesia che nel corso degli anni Venti aveva sostenuto la domanda di beni di consumo durevole e aveva investito i propri risparmi in borsa. La loro uscita dal mercato indeboliva, quindi, proprio le industrie produttrici di beni di consumo durevole (come quello dell’auto). Queste industrie cessarono di commissionare materiali a quelle operanti negli stessi settori, le quali dovettero ridurre il personale e ridurre i salari, provocando una contrazione anche nei settori dei beni di consumo (come quello agricolo).
La situazione era poi aggravata dalla stretta interconnessione che legava il settore industriale a quello bancario. Infatti, nel momento in cui la borsa crollò, si diffuse un’ondata di panico devastante tra i piccoli risparmiatori i quali si precipitarono nelle banche nel tentativo di salvare il proprio denaro. Il ritiro del denaro dal mercato provocò una crisi di liquidità di ampie dimensioni e il fallimento di molte banche che trascinarono nella crisi le industrie nelle quali avevano investito. Molte di queste furono costrette a chiudere i battenti o a ridimensionarsi. I licenziamenti, operati dalle aziende in crisi, portarono a una elevata diminuzione delle domande di lavoro, bloccando quasi completamente l’economia americana. La produzione industriale scese di quasi il 50% tra il 1929 e il 1932………………
freesurf164
29 mag 2011 - 09:53 - #7Crisi finanziare simili ci furono anche nei anni 70 e fine ottanta.. Tutto una finta che rende lo sresso perche ripulisce il mercato peccato che colpisce sempre i piu deboli
qqtt
29 mag 2011 - 09:56 - #8si ne dovrei avere un pò di glicolo propilenico FD in casa ..
umbe
29 mag 2011 - 10:12 - #9Provata anch’io! Uno spettacolo! Off topic: la SLS Roadster è ufficiale! http://speednstyleitaly.weebly.com/1/post/2011/05/mercedes-sls-amg-roadster-ufficiale1.html
match
29 mag 2011 - 10:35 - #10secondo me puzza
550D
29 mag 2011 - 10:55 - #11Il reparto marketing Vag ne sa una piu del diavolo! Idea geniale comunque!
550D
29 mag 2011 - 10:56 - #12@ match
Secondo me tu puzzi
pajaccioBannato170cv
29 mag 2011 - 12:59 - #13mordi la strada??ma se alla prima curva vai dritto con le golf
gege007
29 mag 2011 - 19:12 - #14al #13
cosa?dritto con la golf in curva?mi sa che non hai mai guidato una golf in vita tua
Io ho il ttrs
29 mag 2011 - 20:24 - #15ehm io la golf l’ho avuta r32 di due generazioni fa ed ora ho la golf più sportiva di sempre ossia la tt rs, cosi’ faccio contenti i detrattori che dicono che l’audi tt rs è una golf, però una cosa mi sento di doverla ammettere: il sottosterzo c’è tutto. Non raccontiamoci le favole, ce l’ho sul ttrs ce l’avevo sul golf.
Certo non esci dritto contro il muro ma le curve non le prendi certo in modo sportivo.
1977
29 mag 2011 - 23:23 - #16lxnka mi sa che hai sbagliato blog.
prova quello del sole 24 ore
beppe
30 mag 2011 - 07:25 - #17al massimo glicolE propilenico.
Non glicolo, cos’é il fratello di mammolo?