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Mahindra & Mahindra acquisterà il 70% di Ssangyong con un investimento di 280 milioni di Euro per nuove azioni e 60 milioni di Euro in obbligazioni. La transazione avverà entro i primi mesi del 2011, una volta ottenuta l’approvazione da parte dei creditori di Ssangyong. La casa coreana viene quindi salvata dalla crisi, che durava ormai da 20 mesi, dopo anni di complessi passaggi di mano: nata nel 1954 per assemblare Jeep su licenza, Ssangyong fece parte della galassia Daimler dal 1990 al 1997 e passò poi a Daewoo, che dopo la crisi del 2004 fu costretta a cedere il 51% della proprietà ai cinesi di SAIC, prima di entrare in amministrazione controllata all’inizio del 2009.
Nelle intenzioni di Mahindra, che è stata preferita rispetto al gruppo Renault-Nissan nelle trattative, la possibilità di unire le proprie risorse di marketing con il know-how tecnologico dei coreani permetterà al nuovo gruppo di azzerare i debiti, progettare nuovi modelli e raggiungere nuovi traguardi a livello internazionale. L’attenzione è rivolta principalmente al settore dei SUV, sia per il mercato indiano che per quello internazionale e le attuali rispettive gamme di prodotti non sono assolutamente in concorrenza: in questo senso Mahindra può solo guadagnare dall’accordo, potendo contare su tecnologie decisamente più avanzate, modelli pronti per l’Euro5 e sistemi elettrici ben più avanzati, come dimostra il nuovo Korando appena presentato. Per aggirare i pesanti dazi doganali indiani e proporre i SUV coreano nell’interessante mercato indiano, è probabile che Mahindra decida di assemblare direttamente le vetture nel proprio paese, pur avendo fornito garanzie circa il mantenimento della forza lavoro in terra coreana.
Mahindra è infatti il primo costruttore indiano di “utility vehicles” e Ssangyong rappresenta il quarto costruttore coreano quanto a volumi di produzione, e l’occasione è ghiotta per creare un gruppo dal respiro globale. Mahindra punta anche a sfruttare le reti vendita esistenti del marchio coreano per migliorare la diffusione dei propri prodotti anche in mercati come Europa, Sud America, Russia e paesi Arabi. La presenza minoritaria di SAIC, che resta comunque nel gruppo, garantirà comunque sia a Mahindra che a Ssangyong una porta d’accesso all’altrettanto ricco e promettente mercato cinese.
Urlikarcano
23 nov 2010 - 19:06 - #1Una bella notizia, la Mahindra fa dei fuoristrada notevoli.
Spero che vedremo dei Ssangyong più potenti e, soprattutto, PIU BELLI!
SiegHart
23 nov 2010 - 19:10 - #2E pure gli indiani si iniziano a muovere…..cine e india è il futuro…..la vedo molto brutta per noi europei….
Alberto o Rei
23 nov 2010 - 19:45 - #3bene, ora Mahindra per piacere fai sparire, nell’ordine:
- Rodius;
- Rexton;
- Kyron e Aktyon, a pari merito.
Amxinthemix
23 nov 2010 - 19:47 - #4@2 basta non comprarli….xo a noi (italiani in primis) ci piace prenderlo in quel posto dai cinesi koreani etc e disprezziamo i nostri prodotti. questa è l’italia
Urlikarcano
23 nov 2010 - 20:27 - #5Motoristicamente le indiane non sono male, partono da low budget e creano veicoli sufficenti e ecconomici.
L’ unico problema e che trascurano la sicurezza (la indica della tata è una tomba di metallo) e che forse nono sono bellissime (anche se ora stanno utilizzando fari a mandorla abbastanza interessanti).
Ma, come pick up e off-road vanno benissimo.
iamor
23 nov 2010 - 20:50 - #6Spero che la cura Mahindra con Ssangyong funzioni come per Land Rover e Tata.
A4TDI
23 nov 2010 - 21:12 - #7Io non capisco sinceramente la differenza tra indiane e cinesi, sembrano entrambe auto economicissime e fatte male. io cosi sapevo. Se mi sbaglio vi prego di correggermi
bad-moon
23 nov 2010 - 23:50 - #8@7 beh i fuoristrada Tata e Mahindra, per il lavoro hanno un loro perchè invece. Sono economici e abbastanza resistenti.
iamor
23 nov 2010 - 23:50 - #9@A4
Ma non credo proprio. In India ci sono i migliori ingegneri del mondo.. in cina invece copiano o comprano vecchi progetti di auto europee..ottenendo pessimi risultati.
eleuterio
24 nov 2010 - 01:24 - #10si, si, gli indiani ingegneri, i cinesi sanno solo copiare, i giapponesi tecnologici, gli italiani mafiosi e gli inglesi non hanno il bidet….
piervittorio
24 nov 2010 - 01:54 - #11Il punto vero è che tra india, cina e pakistan vivono quasi tre miliardi di persone, che aspirano ad un’auto, e che si stanno avvicinando a potersela permettere.
Ed oggi sia i cinesi (con Volvo e le varie joint venture con i big dell’auto) che gli indiani (Tata che controlla Jaguar e Land Rover e siede nel CdA di Fiat, Mahindra che produce su licenza jeep ed ha comprato SSangyong, Maruti che produce su licenza Suzuki) sono in grado di produrre auto in linea con i migliori standard occidentali.
Esattamente come ha fatto Hyundai-Kia, che solo dieci o vent’anni fa sembrava avere un gap tecnologico, qualitativo e stilistico incolmabile ed oggi entra di prepotenza tra i primissimi produttori mondiali, con un livello qualitativo ineccepibile.
Porsi in grado di soddisfare la sola domanda interna di questi paesi, che si misurerà in svariate decine di milioni di veicoli annui, significa automaticamente diventare i primi produttori mondiali, facendo apparire gli attuali colossi nipponici ed occidentali poco più che player marginali sul mercato…