Il parchimetro ha compiuto ieri 78 anni

Il primo parchimetro risale al 1928 e doveva essere alimentato dalla batterie di un'automobile. L'idea venne perfezionata ed il dispositivo fu messo in produzione nel 1936, grazie alle capacità visionarie di un avvocato ed editore.

La storia del parchimetro

Nessuna enciclopedia a tema automobilistico riporta il nome Carlton Magee. Grave lacuna, perché all’avvocato ed editore dell’Iowa va attribuita la paternità di una fra le principali invenzioni che disciplinano il comportamento degli automobilisti: il parchimetro. Magee nacque nel gennaio 1872, fondò una propria casa editrice e nel 1932 fu colpito da una vera e propria folgorazione: inventò un sistema per cadenzare la sosta delle vetture. Il dispositivo venne installato per la prima volta ad Oklahoma City il 16 luglio 1935. Funzionava tramite l’inserimento di una moneta, che a sua volta regolava un meccanismo di programmazione: più monete venivano inserite – non era ancora possibile inserire monete di taglio differente – e più all’automobilista era concesso parcheggiare a lungo.

La sua idea fu tuttavia ispirata da un precedente brevetto. Il 30 agosto del 1928 Roger W. Babson inventò un parchimetro ancora più rudimentale e balbettante, che doveva essere addirittura alimentato dalla batteria della macchina parcheggiata. Holger George Thuesen e Gerald A. Hale ne svilupparono un’evoluzione. Si chiamava Black Maria, debuttò nel 1935 e raccolsero l’idea proprio da Magee, la cui attività imprenditoriale gli permise di finanziarne il lavoro. Il parchimetro fu dunque lanciato nel 1935 e dall’anno seguente fu prodotto in grande serie. Ricevette evoluzioni minime per circa 40 anni, tanto che Magee si concentrò principalmente nel dotarlo di nuovi materiali.

Il parchimetro si diffuse in Italia a partire dagli anni ’80, mentre dagli anni ’00 sono entrati in funzione nuovi sistemi. Sono oggi a disposizione vari tipi di colonnina: l’automobilista può pagare con monete o banconote, con tessere ricaricabili o con carte bancarie; sono alimentati da batterie allacciate alla rete elettrica o ricaricabili tramite pannelli solari o pile di supporto; le case produttrici hanno poi disegnato pannelli con vari tasti, schermi e feritoie per l’immissione di banconote, monete o carte. Di prossima introduzione i parchimetri con sensore NFC, di cui avevano già parlato i nostri colleghi di mobileblog.

La storia del parchimetro
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