Turin Dream Race: una domenica in discesa

Turin Dream Race

Curva, controcurva, colpetto di freni, tornante. Tacco-punta? Accelerazione? Perché complicarsi la vita? Basta affidarsi alla pendenza della discesa. E ad un sagace “gioco” di traiettorie. Non contano le mescole delle gomme, l’efficienza dell’elettronica, lo studio dell’aerodinamica: passione, inventiva. E poco altro.

Le gare di Soap Box lo dimostrano: un veicolo compatto e leggero – 250 cm di lunghezza massima per 150kg comprensivi di pilota – giù a rotta di collo per una ripida discesa cittadina può riservare le classiche emozioni di una corsa. Senza che al termine competizione debbano essere accostate le due paroline terribili “budget esorbitante”.

Il pubblico apprezza la formula, offrendo il proprio calore durante un afoso pomeriggio di mezza estate: la Turin Dream Race piace e diverte. Incuriosisce.
Perché lo sfrecciare delle originali creazioni in fibra di vetro lungo un suggestivo percorso collinare – circa 3 km di curve a raggio variabile – suscita interesse. Nessuna auto è uguale all’altra, nessuna curva viene affrontata seguendo una univoca linea di percorrenza: ogni discesa sarà ineguale rispetto alla precedente.

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La prima edizione della gara è stata organizzata dall’Istituto Europeo Design in occasione di Torino 2008 World Design Capital, con l’obiettivo di avvicinare questa inglesissima disciplina in un contesto legato allo stile e al disegno. Numerose realtà coinvolte – Pininfarina, Torino Design, il costruttore di prototipi CECOMP e Danisi Engineering -, con l’esperienza della Scuderia Ferrari Club, i cui veicoli sono impegnati nel campionato nazionale di Soap Box Club, a patrocinare l’evento.

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La manifestazione segue una “scaletta” serrata, con due manche e partenze ogni minuto. Non mancano gli inconvenienti, con spettacolari ribaltamenti in curva, forature e frequenti problemi ai cerchi a diffondere un’atmosfera da rally: l’errore o l’imprevisto avviene proprio di fronte agli occhi, così da sentire anche le colorite imprecazioni del driver.

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La classifica finale ha palesato la maggiore esperienza dei team impegnati nel campionato Ferrari, con le prime tre posizioni occupate da altrettante vetture con il Cavallino sul frontale; la vittoria, però, è stata appannaggio della SFC Scuderia Sommaria Perno, brava a migliorare di oltre quattro secondi il già eccellente tempo della prima “run”.

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“Abbiamo voluto avvicinare il design alla gente comune, con l’obiettivo di stupire anche senza le spalle larghe di un marchio prestigioso”. Cesar Mendoza, direttore della IED, riassume con questa battuta la natura dell’evento, sottolineando che “la risposta del pubblico è stata incoraggiante: mille spettatori in questa domenica, di sport e bel tempo, testimoniano la bontà del progetto”.

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“Dal punto di vista sportivo – prosegue Mendoza – la velocità delle Ferrari è stata ineguagliabile, anche se il nostro obiettivo consisteva nell’accumulare esperienza. E poi, i ragazzi impegnati si sono concessi un meritato bagno di folla e di entusiasmo”.

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In conclusione, il direttore dello Ied guarda già alla prossima edizione: “La nostra volontà è di replicare la manifestazione, coinvolgendo più costruttori per alzare il livello di competitività”.

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“La società, fondata due anni orsono, è rivolta ad appassionati che vogliono avvicinarsi al mondo delle competizioni con budget limitato e tanta voglia di divertirsi e stare assieme”. Maurizio Primo, direttore della Scuderia Ferrari Club, descrive con malcelata soddisfazione l’originale “branca” del Cavallino rivolta alle Soap Box, “auto in origine assemblate dagli inglesi con scatole di sapone di Marsiglia, nate a fine anni sessanta e protagoniste di un campionato europeo dall’ottimo riscontro”.

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E se poi una prova è addirittura organizzata sul circuito del Mugello - rigorosamente in senso opposto al consueto per rispettare esigenze di pendenza -, non vi è più alcun timore reverenziale nell’accettare il prestigio di questa originale competizione.

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