Auto 2012: i sopravvissuti

Alla mezzanotte del 31 dicembre le lancette si sono fermate su 1.402.000 immatricolazioni, -19,87 %, -347.000 unità ovvero: Auto 2012, i sopravvissuti. Niente champagne, niente botti se non quello del tonfo delle vendite, gli auguri, quelli sì, che il 2013 non vada peggio, anche se obiettivamente non c’è da scommetterci.

Immatricolazioni 2012

Leggendo martedi sera senza particolare sorpresa i dati finali del mercato italiano, mi è tornato in mente quel vecchio film di fantascienza, “2022 i sopravvissuti”, uscito nel 1973 tratto da un romanzo scritto 7 anni prima da Harry Harrison e interpretato da un cast di grandi star dell’epoca. Il film era decisamente catastrofista (parlava di sovra popolazione e relative difficoltà) e proprio il ’73 era a sua volta un altro degli anni più critici della storia dell’auto e non solo.

Era esplosa la crisi petrolifera, presto promossa al rango di crisi energetica, ed era in sostanza finito il petrolio a basso costo: i Paesi produttori avevano alzato fortemente i prezzi rompendo l’incantesimo della crescita dei mitici anni ’60 e per lungo tempo si volle far credere al mondo che il petrolio stava per finire. In America furono lunghi mesi di panico, allora come oggi si finse di cercare carburanti alternativi e si riparlò anche di auto elettriche.

In Italia furono immatricolate 1.449.100 vetture (quasi 50.000 più di quest’anno), 73% delle quali nazionali (più o meno la quota che oggi è delle auto estere), la coraggiosa Fiat si affrettò a immaginare una diversificazione produttiva verso i mezzi pubblici mentre Renault lanciava una storica best seller come la R 5 sotto la guida decisa di un capo come Pierre Dreyfus. Poi ripartì la grande corsa. Per chi ne avesse la curiosità è una storia che merita di essere riletta perché la Storia aiuta sempre a interpretare meglio il presente e a capire quale potrà essere la tappa successiva.

Dopo dodici mesi di agonia progressiva si riparte dunque da un profondo rosso che viene da lontano (2008) sull’onda di molte motivazioni perfino contraddittorie che confondono e irritano il consumatore divenuto ormai ex. Per questo ho apprezzato i più che tempestivi commenti dei lettori di Autoblog sull’argomento e vorrei fare i complimenti a Andrewtheboss che martedi sera è intervenuto per primo (alle 20,10) seguito a ruota da FastDriver e da peppone e poi tutti gli altri “bruciando” perfino i TG della sera: io stesso con RaiNews di cui ero ospite insieme all’ad di Kia Giuseppe Bitti, sono andato in onda alle 21,20.

Mi ha colpito in particolare la accesa tonalità tutta politica del dibattito e il compatto attacco a Monti, ennesima espressione del malumore nazionale che mi auguro venga ben interpretato dai candidati alle imminenti elezioni, vera grande incognita del momento. Non c’è dubbio che molte scelte del governo Monti siano profondamente criticabili come meglio di altri ha spiegato Oscar Giannino a Radio 24 fino a esserne estromesso.

Mi sembra tuttavia che ci sia un equivoco di fondo parlando di “criminalizzazione” dell’auto come dice Adrewtheboss: i tecnici e consiglieri del presidente non pensavano certo di fermare l’auto, al contrario. Direi che si è trattato più di una tentata estorsione basata sulla errata convinzione che gli italiani sarebbero stati disposti a subire qualunque ricatto, perfino la benzina a 2 euro, pur di non rinunciare alla loro passione. Hai ragione Andrew, quella passione se non l’hanno uccisa l’hanno molto frustrata e per di più inutilmente.

Ora il danno annunciato più volte da Unrae e Federauto è fatto: 7 miliardi di fatturato in meno, 2,3 miliardi di Iva e un centinaio di milioni di IPT mancanti all’appello. Invece di un congruo aumento di incasso, la gallina non ha più uova d’oro e sta in pieni a mala pena. Il fatto è che in passato aveva funzionato, ogni aumento provvisorio (carburanti) era stato silenziosamente digerito e quindi mantenuto a oltranza malgrado gli accorati quanto inutili appelli.

Sono mancate 350.000 auto rispetto al 2011 e per la maggior parte (267.000) sono quelle dei privati, i veri clienti in via di esaurimento: la vecchia macchina tiene, venderla non rende, tanto vale andare avanti. Forse oggi l’hanno capito anche i prof... Ma hanno ragione, in buona misura, anche Fastdriver e peppone: il calo non deve stupire, la quantità sì.

Quel 1,4 milioni è una cifra perfino lorda, fra km zero e dintorni anche per arrotondare le quote (sempre più artefatte), e non sarebbe stata così bassa in condizioni di “normale” austerity. Il mercato fisiologico italiano è nell’ordine dei 2 milioni l’anno e nel 2007 eravamo a 2.490.570, mezzo milione di troppo, ma oggi siamo all’opposto. Senza contare che grazie agli eccessi precedenti, nei 5 anni fra il 2007 e il 2011 sono andate in strada 10,5 milioni di auto nuove che oggi non sono poi così vecchie.

Ciò nonostante, caro airondella, concordo in generale su ciò che scrivi e non voglio fare l’economista, ma non sul fatto che il mercato dell’auto sia ora “l’ultimo dei problemi”: non è il solo ma non è l’ultimo perché l’intero comparto fa parte dei maggiori protagonisti dell’economia nazionale ovunque nel mondo; vuol dire tanti, tanti posti di lavoro tra produzione, componentistica, distribuzione accessori e uso, e contribuente fiscale.

Proprio per questo trovo particolarmente grave e colpevole l’errore di valutazione di Monti e del suo governo tecnico. Nei primi anni 2000 e fino al 2004, il professore fu Commissario UE alla concorrenza e si occupò con grande impegno della distribuzione auto: conosce da vicino tutti i problemi del settore e il meccanismo europeo dell’industria dell’auto e non ci sono quindi attenuanti possibili.

Non vorrei dilungarmi troppo in questa corrispondenza e chiuderei notando che dalla passione dell’auto si è passati (giustamente) a quella politica. Che è tuttavia ancor più rischiosa per le trappole ideologiche che essa pone: piervittorio mi è sembrato uno dei più equilibrati e ordinato nell’esposizione; la politica è una brutta bestia e si cammina sempre su lastre di ghiaccio sulle quali i grandi affabulatori ci fanno poi scivolare: raccomanderei almeno l’uso delle... gomme da neve.

Ma una citazione va anche a Rombo e FastDriver a proposito della Volkswagen: anche il segno meno va letto e interpretato. Il gruppo ha perso in Italia il 19,3% in linea con il mercato, il brand Volkswagen è il secondo dopo Fiat con l’8,1% di quota, primo fra gli esteri. E segnalerei anche che il brand VW ha appena chiuso l’anno sul mercato americano con 430.000 unità e una crescita del 35%, 15.000 auto in più rispetto al totale di tutto il gruppo Fiat in Italia. Non piace dirlo ma i numeri sono questi. Grazie a tutti, per ora.

Claudio Nobis

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